uccelli morti
GEAPRESS – Appostamenti particolari, visto che l’assenza di una reale copertura rende difficile l’avvicinarsi delle Guardie ai bracconieri. Difficile ma non impossibile, riferiscono le Guardie della Protezione Animali, come successo di recente nelle campagne di Caserta dove sono stati sorpresi cacciatori locali e talvolta anche extra regione.

In quest’ultimo caso si tratta di un cacciatore umbro sorpreso con un richiamo acustico  a funzionamento elettromagnetico e ben 53 allodole abbattute. L’ENPA, a questo proposito, sottolinea come si tratti di ben 5 volte il limite di carniere stabilito della legge.

Poco prima era stato sorpreso un’altro cacciatore, anch’esso con un richiamo vietato. Gli uccelli da attirare erano  dei tordi.

Appena nello scorso week end erano stati sanzionati decine di cacciatori per mancata marcatura del tesserino regionale, per mancato versamento delle tasse e assenza di autorizzazione ATC. Duro il commento dell’ENPA: le sanzioni non sono adeguate  e per questo non rappresentano un deterrente per i bracconieri che preferiscono “rischiare” piuttosto che rispettare le regole che andrebbero aggiornate.

Purtroppo non sempre gli avvicinamenti vanno a buon fine; di fatto un trio di cacciatori accortosi dell’avvicinamento degli agenti si è dato alla fuga abbandonando richiami e fauna. Tra i tordi abbattuti ve ne era uno ancora vivo che è morto, purtroppo, dopo poco tempo tra le mani delle guardie. Nella notte tra sabato e domenica invece, nei territori interessati dalle vasche, la Protezione Animali, guidata dal verso del tordo emesso da un richiamo acustico, ha scovato un impianto di cattura illegale. Nei pressi di un appostamento, vi era l’uccellatore il quale, accortosi delle Guardie, ha tentato una breve fuga.

L’impianto era composto da una rete di circa 60 metri, richiami acustici attivi e aveva già consentito di catturare 11 tordi. Due di questi non erano più idonei al volo  a causa della torsione delle ali procurata dagli uccellatori al fine di evitare la fuga degli uccelli. Immediato il loro trasferimento al CRAS di Napoli. Il soggetto invece è stato deferito all’Autorità Giudiziaria che ha subito convalidato il sequestro dell’attrezzatura. Un ringraziamento da parte dell’Enpa va ai Carabinieri della stazione di Santa Maria Capua Vetere, intervenuti tempestivamente per sedare gli animi.

Nuovi interventi antibracconaggio, dunque, che vedono ancora una volta persone che sono spesso in possesso di regolare porto d’armi uso caccia.  Previsioni di pensa inefficaci che si riflettono, versomilmente, su una situazione di illegalità venatoria che ormai quasi ogni giorni fa registrare interventi repressivi da parte delle Forze dell’Ordine.

Di oggi la notizia di un intervento del Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Ruvo di Puglia (BA), all’interno del Parco Nazionale dell’Alta Murgia.

In località “Lama Pagliara”, sono state individuate 18 trappole, costituite da lacci di acciaio con lunghezza variabile tra i 2 e 4 metri e con diametro di mm 6, ed una tagliola a scatto in ferro, costruita artificialmente e lunga circa 1,5 metri e larga 60 cm. Secondo la Forestale sarebbero stati urilizzati per la cattura dei   cinghiali.

Purtroppo – ha dichiarato il Coordinatore del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del P.N.A.M. di Altamura – i bracconieri nonostante i numerosi controlli effettuati dagli uomini del C.T.A di Altamura e dai Comandi Stazione di Ruvo, Altamura, Gravina e Andria continuano l’attività illegale, e per eludere i controlli dei Forestali, pongono in essere sistemi di caccia silenziosi, non convenzionali, con l’ausilio di mezzi vietati. Ultimamente è stata accertata anche l’utilizzo della potenti e grandi balestre. Dall’inizio dell’anno sono 14 i bracconieri denunciati alle autorità competenti e davvero numerosi sono le armi e le munizioni sequestrate“. Nel frattempo, però, giunge una sentenza di condanna. Il resto contestato era quello di uccisione di animali. Un bracconiere che aveva ucciso a coltellate il povero cinghiale.

A Valeggio, sul Baldo e in Lessinia, l’intervento della Polizia Provinciale di Verona ha consentito di denunciare alcune persone accusate di avere catturato e ucciso uccelli di specie particolarmente protette. Sono stati denunciati per violazione della legge sulla caccia.

In particolare in località La Pace a Valeggio sono stati sequestrati 31 esemplari di specie protette, tra cui 20 pispole (piccoli uccelli passeiformi). Sul Baldo, a Cavaion, 4 pettirossi; mentre in Lessinia a Camposilvano in Comune di Selva di Progno sono stati catturati 6 frosoni e 1 fringuello. Tre bracconieri sono stati denunciati all’Autorità Giudiziarie, ed hanno dovuto subire il sequestro dei tra rispettivi fucili da caccia, 2 reti di cattura e 4 richiami acustici.

La Polizia Provinciale ha inoltre sorpreso un bracconiere a Peschiera, nelle immediate vicinanze dell’Oasi del Frassino. L’uomo, è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria perché deteneva illegalmente 41 richiami fra merli e tordi bottacci, uccelli che aveva catturato abusivamente. Pur essendo cacciabili, precisa la Polizia Provinciale di Verona, per essere utilizzati come richiami questi animali devono essere muniti di apposita fascetta identificativa rilasciata dalla Provincia. In questo caso, 23 erano privi di contrassegno e quindi sono stati subito liberati; gli altri 18 erano muniti di fascette contraffatte e verranno liberati una volta concluse le indagini per accertare la destinazione dei volatili.

In provincia di Isernia, ad intervenire, è di nuovo il Corpo Forestale dello Stato. Controlli disposti a ritmo serrato proprio in funzione della stagione venatoria. Nel Comune di Pozzilli, gli uomini del Comando stazione forestale di Venafro hanno accertato due reati venatori compiuti da ignoti autori.

In località “Cioccaro”, all’interno di un oliveto non più coltivato e invaso da arbusti, sono stati infatti rinvenuti due lacci legati saldamente a grossi ulivi. Entrambe le trappole, con nodo scorsoio, erano state posizionate in due punti distanti circa cinque metri, proprio in corrispondenza di un passaggio abituale di animali selvatici, con il preciso intento di braccarli.

Questi sistemi di cattura sono proibiti dalla legge e risultano non selettivi nonché particolarmente cruenti, giacché gli animali che vi rimangono intrappolati muoiono quasi sempre per soffocamento, dopo aver patito notevoli sofferenze.

In località “Maddalena”, invece, adagiato a terra e accuratamente nascosto dalla vegetazione, è stato rinvenuto un richiamo acustico a funzionamento elettromagnetico. L’uso di questi dispositivi di cattura, riporta il Corpo Forestale dello Stato, è vietato dalla legge perché, essendo estremamente efficaci nell’attirare gli animali, avvantaggiano eccessivamente i cacciatori.

Gli agenti della Forestale hanno presentato apposita notizia di reato contro ignoti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Isernia, dopo aver rimosso e sequestrato questi dispositivi di cattura illegali. Questi ultimi episodi contribuiscono ad innalzare ancor più l’attenzione sul bracconaggio, praticato in modi diversi in molte zone del territorio provinciale, nel pieno della stagione venatoria, in un momento estremamente delicato e talvolta conflittuale del rapporto uomo-fauna selvatica.

Il Comando Provinciale di Isernia del CFS, raccomanda la massima attenzione nello svolgimento dell’attività venatoria.

Appena nella giornata di ieri un’altra lunga sequenza di reati venatori (vedi articolo GeaPress).

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