GEAPRESS – Il personale del Corpo Forestale dello Stato del Comando Stazione di Leonessa, in provincia di Rieti, stava da giorni tenendo sotto controllo l’area protetta denominata “Oasi di Protezione del Monte Terminillo”, ricompresa nella rete “Natura 2000”. Interventi programmati per contrastare le violazioni delle norme che regolamentano la caccia in generale e sulle aree protette in particolare.

Le indagini hanno preso una svolta sabato pomeriggio, quando in località “Macchia Grande”, gli Agenti della Forestale hanno sentito esplodere alcuni colpi di arma da fuco. Tre persone, armate di fucili, scoperte proprio mentre stavano trascinando un grosso cinghiale. A nulla è valso l’alt intimato dalla Forestale. I tre, infatti, si davano alla fuga abbandonando l’animale appena abbattuto.

Ne seguiva così un vero e proprio inseguimento, concluso con il fermo dei tre, trovatisi circondati su più vie dai Forestali. Si trattava di tre cacciatori, residenti nella provincia di Rieti ed in regola con la licenza di caccia e il porto di fucile. Tutti, ovviamente, in palese violazione delle leggi di tutela previste per l’Oasi di protezione del Monte Terminillo. Ai tre cacciatori, colti in atto di bracconaggio,la contestazione circa l’abbattimento del cinghiale avvenuto in area protetta. Ad essere sequestrati sono stati due fucili semiautomatici calibro 12, una carabina oltre che il corpo del reato, ovvero un maschio di cinghiale di oltre un quintale di peso.

Bracconieri in azione anche in località “Caccavella” nel Parco Regionale Terra della Gravina, in provincia di Taranto. Ad intervenire, in questo caso, il Corpo Forestale dello Stato appartenente al Comando Stazione di Martina Franca. Quattro persone, di età compresa tra i 25 ed i sessantacinque anni. Per loro il sequestro dei fucili da caccia ed il munizionamento.

Solo uno dei due era invece in possesso di porto d’armi uso caccia in Val di Non, in provincia di Trento. A darne comunicazione è il Corpo Forestale della Provincia di Trento, che ha sorpreso i due bracconieri all’interno di un capanno di caccia in località Solena. La perquisizione domiciliare che ne è conseguita ha rilevato la presenza di un richiamo acustico vietato dalla legge e tre cesene, che sono state liberate. Poi anche un fucile non denunciato, una trentina di reti per uccellagione, 35 trappole, 28 lacci per cinghiali, trappole a scatto per la cattura delle volpi, ed altri attrezzi illegali (come gabbie e colla) per la cattura degli uccelli. In ultimo decine di chili di uccelli di varie specie chiusi nel freezer, trenta chili di carne di selvaggina, due palchi di capriolo. A Valfloriana, poi, il caso più incredibile. Il bracconiere stava disponendo le trappole a base di colla nei pressi del centro abitato. La perquisizione domiciliare a poi rilevato altre trappole e numerosi animali appartenenti a specie protette. A Lasino, invece, la denuncia di un cacciatore che aveva abbattuto un gallo forcello.

Decine di reti per uccellagione, trappole, munizioni a pallettoni spezzate e 54 pettirossi. Tutti sequestrati ad un cacciatore di frodo di Colzate, in provincia di Bergamo. Piccolo particolare. Lo scrupoloso bracconiere aveva appuntato gli esiti dei precedenti abbattimenti. 132 pettirossi, specie protetta. Ad intervenire la Polizia Provinciale che ha altresì denunciato alcuni uccellatori anche a Almanno San Bartolomeo ed a Gandosso.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati