Per bracconaggio si intende ogni forma di uccisione o cattura di animali selvatici al di fuori delle possibilità previste dalla legge.

Si tratta di un fenomeno diffuso sin dall’antichità ed ovviamente legato alla presenza su un territorio di un gran numero di animali selvatici: le grandi concentrazioni di fauna (stanziale, migratoria o svernante) hanno favorito, in origine per soddisfare esigenze alimentari, forme di prelievo massiccio e quindi anche di illegalità.

Il bracconaggio è un fenomeno particolarmente insidioso, perchè poco appariscente. Questa caratteristica si è accentuata con gli spostamenti demografici verso le città ed il conseguente spopolamento di campagne e boschi.

E’ difficile essere presenti quando un uccellatore,  di notte, su una spiaggia calabrese, aziona la sua rete a scatto per catturare i cardellini; quando il laccio si stringe alla zampa di un lupo; quando un ghiro viene paralizzato dalla luce di  una torcia ed ucciso; persino quando un bracconiere spara ad un falco dal terrazzo della sua casa.

E sono spesso le istituzioni stesse, in buona o in mala fede, a negare l’esistenza del fenomeno.

Eppure, nonostante queste difficoltà, nel 2008 il solo Corpo Forestale dello Stato ha scoperto 1738 reati di bracconaggio, comminando anche 5587 sanzioni amministrative e pene pecuniarie per 2,4 milioni di euro.

Ed il Nucleo Operativo Antibracconaggio, nel solo mese di ottobre dello stesso anno, ha denunciato a Brescia, nell’Operazione Pettirosso”, 120 uccellatori.

Se si tratta di cifre considerevoli, bisogna pensare che i reati scoperti rappresentano solo una goccia nel mare dell’illegalità venatoria. Provate ad immaginare quanti possano essere realmente gli atti di bracconaggio e quanti milioni di animali vengano illegalmente uccisi ogni anno in Italia. Non ci riuscirete, nemmeno con l’immaginazione.

In un solo comune del Sulcis, in provincia di Cagliari, la forestale stima l’esistenza di 250 uccellatori, tra abituali ed occasionali. Essi catturano uccelli, presenti in gran numero in quella zona nei mesi autunnali ed invernali, con trappole per impiccagione piazzate su un sentiero prestabilito. Significa che ogni giorno ognuno di quegli uccellatori deve percorrere quel sentiero, per recuperare gli uccelli intrappolati. La LIPU ha calcolato che quei 250 uccellatori, percorrendo quei sentieri per almeno 4 mesi all’anno,  delinquono più di 30.000 volte. Volete sapere quanti di questi reati vengono denunciati ogni anno dal Corpo Forestale della Sardegna? Sono 10. Un numero vergognoso!

Si tratta di un male comune alle Regioni a Statuto Speciale: dove a comandare sono gli assessori regionali e lo Stato deve tirarsi indietro, le pressioni locali hanno maggiore efficacia ed i controlli vengono annacquati.

Ma anche a livello nazionale le cose non vanno meglio.

Se il Corpo Forestale dello Stato ha grandi competenze e professionalità in materia di tutela della fauna, ci si aspetterebbe che uomini e risorse fossero destinati prioritariamente a questo compito. Invece la tendenza degli ultimi due anni è quella di privilegiare il settore agro-alimentare, a discapito della tutela dei boschi e dei suoi abitanti. E addirittura alle guardie forestali ora viene anche chiesto di fare le multe per eccesso di velocità, come se fossero vigili urbani.

Che strano Paese è l’Italia!