GEAPRESS – Era una vecchia conoscenza dei Carabinieri dell’Alto Adige. K.A.M., di anni 46 una ventina di anni addietro era stato già fermato per la detenzione di arma clandestina. Ieri, dopo l’intervento del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Silandro (BZ), è stato denunciato per omessa denuncia e detenzione illecita di arma.

Gli serviva per fare il bracconiere ma K.A.M., non aveva un normale fucile da caccia, di quelli, in altri termini, a polvere da sparo. La sua arma, rinvenuta nel corso della perquisizione domiciliare a San Leonardo in Passiria (BZ), era una carabina ad aria compressa calibro 4,5 munita di cannocchiale e senza matricola.

L’arma era classificata di energia superiore a 7,5 Joule e pertanto detenibile previsa comunicazione alle autorità di polizia. In questo caso, però, era tutto clandestino. Se invece fosse stata inferiore a 7,5 Joule si sarebbe potuta vendere liberamente. Nessun registro l’avrebbe mai annotata. Ancora una volta gli stessi Carabinieri, come già successo in altre occasioni, sottolineano la potenziale pericolosità di armi che possono arrecare seri danni anche se di energia inferiore a 7,5 Joule. Soprattutto se colpiscono un occhio oppure raggiungono la tempia. In grado, cioè, di mettere a repentaglio la stessa vita umana.

Chi era K.A.M.? Uno che più volte aveva tentato di superare gli esami di caccia. Niente autorizzazione, però, ed allora lui si era comprata al mercato illegale la sua carabina ad aria compressa ed andava alla ricerca degli ungulati. Questo è infatti quello che pensano gli stessi Carabinieri, dopo che il soggetto era stato notato in luoghi idonei a questo tipo di caccia, nelle ore serali e poco prima dell’alba, quanto (tra l’altro) è vietato cacciare. Poi i sopralluoghi e l’irruzione nel maso di sua proprietà, ovvero una tipica costruzione rurale del Trentino Alto Adige. Qui, però, a parte bossoli maniacalmente conservanti, si sono rinvenuti (oltre alla carabina ad aria compressa) solo pallini di piombo e brochure di visori notturni, utili alla caccia di frodo.

Secondo gli inquirenti, però, è probabile che il bracconiere si servisse di punti di appoggio del tipo di piccoli depositi, opportunamente celati nelle montagne circostanti. E’ già successo, ad esempio, che gli stessi Carabinieri della Compagnia di Silandro, abbiano rinvenuto fucili e munizioni da caccia, scrupolosamente conservate in confezioni nascoste in muretti di pietra.

Un fenomeno, quello del bracconaggio e delle armi clandestine che, sempre secondo i Carabinieri, è in zona molto diffuso. Nell’autunno scorso, a Tubre, vicino il confine Svizzero, venne fermato quello che gli inquirenti ritengono essere uno dei rifornitori dei bracconieri. Un gradino superiore ai cacciatori di frodo, insomma, trovato in possesso di sei fucili muniti di visori notturni. Il contrabbandiere venne arrestato. Sempre nei mesi scorsi venne poi fermato un medico, munito di arma clandestina. I fucili con matricola abrasa hanno il vantaggio che una volta abbandonati in tempo per scampare ad un controllo, rendono impossibile la rintracciabilità del detentore.

Per i Carabinieri, inoltre, pochi dubbi vi sono sui luoghi di destinazione degli animali oggetto di bracconaggio. Si tratterebbe del settore della ristorazione. Troppa la carne resa disponibile nei piatti tipici di trattorie e ristoranti locali. Un pericolo (oltre che per gli animali impallinati ….) anche per la salute pubblica, visto che nessuno può fornire le necessarie garanzie sanitarie previste per legge. 

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