GEAPRESS – Da qualche tempo era forte il sospetto che attorno a Brunico, in provincia di Bolzano, si verificassero catture illegali di volatili. In particolare, era giunta notizia del prelievo di specie protette dalla legge e caratterizzate da un certo valore fra gli allevatori di avifauna. Si tratta in particolare di fringillidi la cui cattura e detenzione è vietata, come ricordato dal Comando Compagnia dei Carabinieri di Brunico.

Le indagini dell’Arma sono così andate in porto individuando un 51enne residente a Brunico trovato in possesso di 13 fringillidi, la cui vendita nel mercato illegale, secondo i Carabinieri, avrebbe fruttato non meno di 10.000 euro. L’uomo è stato denunciato per maltrattamento di animali oltre che per i reati di uccellagione e detenzione di fauna selvatica protetta.

Nel corso dell’operazione sono stati altresì sequestrati ben 298 anellini di identificazione, definiti dagli inquirenti di dubbia provenienza. Si tratta di anellini che dovrebbero in teoria essere inamovibili e la cui apposizione nella zampa dell’uccellino ne confermerebbe il possesso lecito, come ad esempio quello derivante dalla nascita in cattività.

I tredici uccellini, liberati (nella foto) a seguito dell’operazione dei Carabinieri di concerto con il Guardiacaccia distrettuale, erano tutti dei crocieri. Si tratta di un grosso fringillide che presenta il becco tipicamente incrociato ed utile in tal maniera all’apertura dei coni di pini ed abeti. Il grazioso animale, di colore rosso scarlatto nei maschi e verde oliva nelle femmine, è infatti particolarmente ghiotto dei piccoli semi delle conifere.

Nonostante la particolarità dell’alimentazione di questo fringillide alcuni allevatori riescono a costringerlo alla vita in gabbia. Il povero animale è attualmente oggetto di un intenso traffico che può avere, in alcuni casi, utili punti di vendita in prossimità di mostre di ornitofili. Nel dicembre 2010 (vedi articolo GeaPress) il Corpo Forestale dello Stato sequestrò alcuni crocieri nelle vicinanze di una mostra di ornicoltori a Parma. L’allevatore disonesto proveniva proprio da Bolzano.

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