GEAPRESS – Ancora fermi di bracconieri-uccellatori in provincia di Bolzano. Dopo l’intervento di ieri condotto dal Corpo Forestale della Provincia di Bolzano, dalla Guardia di Finanza di Merano e Corpo Forestale dello Stato di Vicenza (vedi articolo GeaPress), ad intervenire sono i Carabinieri del Comando Provinciale. In particolare, il 12 maggio, la Stazione di Scena, mentre sabato scorso quella di Terlano.

Ancora una volta oggetto dei bracconieri è il prelievo di uccellini implumi dai nidi, da allevare e vendere ai cacciatori di capanno. Attività, quelle di allevamento e prelievo, purtroppo ancora autorizzate in alcune parti (soprattutto in Veneto) e sulle quali, considerata la difficoltà di ottenere la riproduzione degli animali, si innesta il prelievo in natura ed il riciclo nel mercato illegale. Quest’ultimo passo avviene con l’apposizione di un anellino inamovibile che, falsamente, attesta la riproduzione in cattività.

Un tipo di caccia sconosciuto nella provincia di Bolzano, la quale subisce perciò le razzie dei bracconieri veneti e, come nel caso degli ultimi due interventi dei Carabinieri, anche lombardi. A Scena, infatti, sono stati fermati due residenti nella provincia di Brescia (rispettivamente G.U., 64 anni di Gussago e A.S., di 69 anni residente a Villa Carcina), trovati in possesso, nella propria autovettura di un nido di merlo (occultato) e tre nidiacei.

A Postal, invece, durante un controllo alla circolazione stradale i Carabinieri hanno fermato R.B., di anni 64, residente a Rota d’Imagna nel bergamasco ed in regolare permesso di caccia. Quest’ultimo deteneva tra l’altro abusivamente 4 coltelli di genere proibito, oltre che a 100 Tordi bottaccio e 17 nidi. I nidi stracolmi di poveri pulcini implumi erano ammassati dentro cassette di plastica o cartone. Per lui anche il sequestro dell’automobile e la denuncia per porto abusivo d’arma. Per tutti, inoltre, il reato di maltrattamento di animali ed uccellagione.

Quest’ultimo intervento sottolinea ancora una volta la gravità di un fenomeno tenuto in vita da forme di caccia cosiddette tradizionali ancora permesse grazie all’appoggio di politici veneti e lombardi. Questo nonostante le sentenza avverse finanche della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia europea.

La fine di questi uccellini è agghiacciante. Servono soprattutto i maschi ed essendo da implumi indistinguibili esternamente dalla femmine, vengono “sessati”. Ovvero, con una lametta, il bracconiere procede (a vivo) al taglio dell’addome e constatato a quel punto il sesso, provvede sommariamente a ricucirlo con della colla. Le femmine, del tutto inutili all’uso dei cacciatori da capanno, vengono gettate via. I maschi staranno così in gabbiette piccolissime e spesso al buio fino all’autunno. Di loro bisognerà utilizzare il canto per attirare sotto i colpi di fucile altri uccelli. Svolgendosi questo tipo di caccia in autunno, devono scambiare la luce (ovvero l’esposizione autunnale) come l’inizio della primavera.

Trentino e l’Alto Adige sono presi di mira per l’alta densità dei tordi che si riscontra nei meleti a seguito di nuove tecniche di coltivazione. Proprio nei giorni scorsi i Carabinieri di Peschiera del Garda (VR) avevano fermato un bracconiere di Pescantina, di rientro dai meleti della Val di Non con il suo carico di implumi. (vedi articolo GeaPress). Di seguito vi proponiamo il video girato dai Carabinieri di Peschiera del Garda durante la perquisizione domiciliare a casa del bracconiere. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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