GEAPRESS – Nuovi particolari sull’arresto dei due bracconieri operato ieri dai Carabinieri e dai Guardiacaccia in provincia di Bolzano (vedi articolo GeaPress). L’uccisione del capriolo, comunicato dai guardiacaccia, è avvenuta dentro un maso, ovvero una tipica abitazione rurale del Trentino Alto Adige. La cosa più agghiacciante è che dentro la stalla è stato trovato un cucciolo di capriolo detenuto da almeno un mese. La femmina, invece, è stata uccisa perchè trovata nei pressi del maso e sicuramente aveva partorito da poco. In altri termini, in questo momento, uno o due cuccioli di capriolo stanno morendo di fame nei boschi. Il cucciolo detenuto nella stalla, era ancora lattante. Sarebbe stato allevato con latte di pecora per essere, poi, macellato in autunno. Una pratica, questa, ancora diffusa nelle zone rurali ed in un certo senso, fino alla macellazione dei cuccioli dell’anno, anche legalizzata.

Secondo le disposizioni provinciali, infatti, esistono due diverse autorizzazioni. La prima è quella di potere autorizzare un singolo privato ad azioni di soccorso. Rinvenuto un piccolo di capriolo, così come di cervo o daino (quest’ultimo è il più facile da allevare), il detentore può tenerlo fino all’autunno e dare, poi, comunicazione di avvenuta liberazione. Ammesso che questo avvenga, però, il capriolo è ormai pericolosamente abituato alla presenza dell’uomo.

Il secondo tipo di autorizzazione è per motivi di studio (sic!) o per la carne. Possono cioè essere autorizzati dei recinti, purchè inseriti in ambienti naturali, dove gli ungulati vengono allevati in un numero ben specifico. L’Ufficio caccia e pesca della Provincia di Bolzano, allo scadere dell’anno, esegue i controlli per accertare che il numero degli animali detenuti sia sempre lo stesso, ovvero conforme all’autorizzazione rilasciata. Se si eccede, i piccoli, come gli adulti, devono essere ceduti ad un altro recinto autorizzato oppure macellati. Tutto legale e certificato.

Sebbene la cosa possa suscitare perplessità, l’uccisione dei cuccioli di capriolo e di altri ungulati, non è un fenomeno solo della provincia di Bolzano. Forse la mania di possedere un animale selvatico, come a denti stretti dicono tra gli inquirenti, potrebbe spiegare qualcosa, ma il fenomeno è diffuso in molte altre regioni italiane. Anzi è ancor di più istituzionalizzato. Basti pensare come nei piano di selezione è consentito uccidere gli ungulati “Classe 0”. Si tratta cioè dei piccoli sotto l’anno di età. Teoricamente da quando sono ancora legati al cordone ombellicale e fino ad un anno, si possono sparare. In genere, in questi casi, alla stessa classe, sono associate le “femmine rimanenti”.

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