GEAPRESS – Ancora una volta razziatori di uccellini implumi, provenienti dalla provincia bresciana e fermati dai Carabinieri nei frutteti della provincia di Bolzano. Lui era un cacciatore con regolare permesso, sorpreso in reato di uccellagione ad Egna (BZ). L’altro bracconiere era una donna, pertanto meno probabile che sia una … cacciatrice. Entrambi di Cazzago San Martino, sebbene non appartenenti allo stesso nucleo familiare, come invece è ormai d’uso per gli uccellatori sia lombardi che veneti che si recano a razziare i nidi dell’Alto Adige. Le donne, in genere, fanno da “palo”.

Alla vista dei Carabinieri, i due hanno tentato di scappare con la loro automobile.

All’interno di tre scatoli, detenevano tre nidi appena raccolti per un totale di 12 piccoli tordi implumi che sono stati sequestrati. Alcuni hanno ancora gli occhi chiusi. Sarebbero stati allevati per i cacciatori da capanno, una caccia (altrove vietata) di cosiddetta tradizione, dietro la quale si nascondo, in realtà, grossi interessi economici. Un tordo può valere anche diverse centinaia di euro.

Questo anche per la difficoltà ad allevarli, causa l’altissima mortalità dovuta prevalentemente all’ ipotermina e a problemi alimentari. Servono solo i maschi, il cui canto porta sotto il tiro del fucile gli altri tordi selvatici. Siccome a cantare sono solo i maschi, i piccoli animali devono essere “sessati”. Con una lametta si apre (a vivo) l’addome. La ferita viene dilatata con due stecchini e, se maschi, si provvede alla chiusura con una colla rapida. Le femmine, di fatto inutili allo scopo, vengono eliminate.

Tali pratiche sarebbero sicuramente molto più ridotte se solo fossero vietate tali forme di caccia. Non ci vorrebbe poi molto, basterebbe rispettare le sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea. Purtroppo alcune regioni continuano a produrre leggine, come quella voluta quest’anno dal Governatore del Veneto Luca Zaia, che consentono le cacce in deroga. Si basano sull’uso di impianti di cattura (in altre regioni è un reato), allevamenti in condizione di semi oscurità (i tordi cantano al capanno in autunno perché scambiano la luce con l’arrivo della primavera) e spesso rinvigoriti con uccellini catturati al nido e spacciati per nati in cattività. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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