GEAPRESS – Dopo Brescia, ora anche Bergamo, ovvero a seguire la provincia più cacciatrice della Lombardia. Il TAR Lombardia, esaminando il ricorso curato dall’Avvocato Linzola, per conto della LAC e del WWF, ha accolto l’istanza cautelare con la quale si sospende l’attività di tutti gli impianti di cattura di uccelli selvatici autorizzati dalla provincia.

Niente richiami vivi da catturare per i cacciatori da appostamento, dunque. E niente possibili violazioni della normativa nazionale sulla tutela della fauna selvatica e della Direttiva habitat.La legge lombarda che aveva autorizzato le Province a riaprire l’attività dei roccoli, viene di fatto scardinata nella sua operatività, dal momento in cui buona parte di tali strutture insistono nei territori di Brescia e Bergamo. Opere d’arte, le aveva definite il Consigliere lombardo dell’UDC, Bettoni. I giardini della morte, li avevano invece chiamati i volontari della LAC che non capiscono il motivo per cui non si possano tutelare gli aspetti storici dei roccoli senza causare la morte di decine di migliaia di graziosi migratori alati.

C’è ora da sperare che le Provincia di Bergamo riesca a fare rispettare il divieto, visto che in un impianto chiuso dopo la sentenza del TAR valida per la provincia di Brescia, era stato trovato in funzione dal Corpo Forestale dello Stato. Ottava denuncia in roccoli autorizzati, in appena quattro anni e per la sola Provincia di Brescia. Non solo. Lo stesso Corpo Forestale aveva, inoltre, ritrovato numerose trappole illegali presso la residenza dello stesso gestore. Ad addossarsi la responsabilità penale era stata, però, la moglie.

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