GEAPRESS – Potrebbe tornare a breve a casa una delle due bambine ferite accidentalmente da un colpo esploso da un fucile da caccia a Citerna, in provincia di Perugia. Mentre la prima bambina registrava ferite di poco conto alle gambe, per la seconda si è reso necessario il trasporto d’urgenza in elicottero a Firenze. Si temeva per la presenza di una scheggia penetrata nell’occhio. Per fortuna, però, la situazione non era così grave.

Ovvio che alla luce di quanto successo si rinfocolino le polemiche. Tre bambini in tutto. Due, domenica scorsa a Citerna, ed uno, lo scorso settembre, in provincia di Lucca (vedi articolo GeaPress).

Sui fatti recentemente occorsi interviene l’Associazione Vittime della Caccia la quale ricorda i trenta feriti ed i dieci morti, occorsi nella stagione di caccia iniziata da poco più di un mese. L’ultimo incidente mortale, come è noto, riguarda il cercatore di funghi di Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro, ucciso da un colpo di fucile da caccia perché scambiato, nel mezzo della vegetazione, per un animale.

Ora le due bambine, di uno e quattro anni, ferite dalle schegge di un colpo partito accidentalmente dal fucile dello zio che si apprestava ad andare a caccia. L’arma, commentano dall’Associazione Vittime della Caccia, era evidentemente detenuta carica all’interno dell’abitazione. Fatto, questo, non consentito dalla legge. Irregolarità, dunque, che possono generare disattenzioni, come l’altro grave incidente occorso nei boschi di Fiesole, in provincia di Firenze, dove un padre, per un tragico errore, ha ucciso il figlio anch’esso cacciatore. Se dalle indagini sarà appurato che l’incidente è avvenuto tra le 4.30 e 4.45, di sicuro a quell’ora la caccia non era esercitabile.

Si rimane senza parole, quando si pensa che il peggio sia già avvenuto – ha dichiarato Daniela Casprini, presidente dell’Associazione Vittime della caccia – Ed invece ti devi ricredere, vedendo continuare quella lunga inesorabile ed impietosa sequela di fatti di sangue che continuano a segnare questi primi 40 giorni di stagione venatoria“. Passione, per alcuni, massacro per altri. “Una vergogna – aggiunge Daniela Casprini – che comincia a far indignare seriamente gli italiani con un minimo di coscienza e che sapranno chi non votare“.

Già perché se si parla di rispetto della vita (anche animale) evidentemente non incide, se invece si parla di voti si? Ecco questo è vergognoso!” conclude Daniela Casprini, presidente Associazione Vittime della caccia

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