GEAPRESS – Erano tutti cacciatori con regolare porto d’armi uso caccia i quattro bracconieri fermati dai Carabinieri di Solofra (AV) alle pendici del Monte Terminio. I quattro sono stati sorpresi, nel corso di un servizio congiunto con le Guardie Venatorie della Provincia, durante una battuta non consentita al cinghiale. L’intervento dell’Arma ha portato, però, alla scoperta di una serie di ulteriori reati. Nel corso delle perquisizioni domiciliari, i Carabinieri hanno infatti scoperto attigua all’abitazione dei quattro, tutti residenti a Serino, un vero e proprio allevamento abusivo di cinghiali. Ben 23 animali detenuti da un parente, macellaio, di uno dei quattro cacciatori/bracconieri (la legge sulla caccia italiana consente, in molti casi, la sovrapponibilità delle due qualifiche) .

Secondo gli inquirenti, gli animali erano di provenienza selvatica. Tutti erano privi di documenti relativi alla provenienza degli animali. Altri reati ancora, poi, quelli che hanno portato i Carabinieri ad effettuare le perquisizioni domiciliari e, da qui, alla scoperta dell’allevamento del parente macellaio. Una delle armi, infatti, era stata modificata in maniera non consentita dalla legge. In modo particolare era avvenuta l’alienazione dell’asta per riduzione della capacità del caricatore. In pratica, si potevano in tal maniera utilizzare cartucce più grosse e potenti. La potenza di fuoco era stata inoltre aumentata mediante un calciolo metallico accorciato munito di una piastrina metallica artigianale. In tal maniera il fucile modificato, secondo quanto riscontrato dai Carabinieri, incamerava una cartuccia a palla unica calibro 12, oltre che a poterne contenere cinque contemporaneamente.

Considerata la mancanza di documenti dai quali era possibile dedurre, tra l’altro, una eventuale origine lecita degli animali, il macellaio è stato denunciato per i reati di ricettazione, detenzione di animali selvatici che costituiscono pericolo per la salute e la pubblica incolumità oltre che per il reato costituito dall’aver detenuto, al chiaro fine della successiva commercializzazione, un numero di cinghiali superiore a 5. Infine, a carico dell’uomo, sono state pure elevate contravvenzioni amministrative per oltre 10.000 euro. Il cacciatore trovato in possesso del fucile modificato è stato ritenuto responsabile dei reati di alterazione di arma comune da sparo e caccia con arma vietata. Per tutti e quattro, invece, il reato specifico per aver cacciato in giorno vietato.

Il servizio era partito a seguito di una segnalazione pervenuta alle Guardie Venatorie della Provincia.

Proprio ieri si era avuta invece notizia di un intervento da parte del Corpo Forestale dello Stato dell’Umbria, ai danni di squadre di cinghialai (vedi articolo GeaPress). Si trattava del secondo controllo in poche settimane. Nuovi reati e cacciatori di selezione, bracconieri abituali. Questo secondo il Corpo Forestale. Sia per i cacciatori bracconieri fermati dai Carabinieri di Solofra, che per i cacciatori bracconieri di più parti dell’Umbria, verrà chiesto rispettivamente il ritiro del porto d’armi e dei permessi di selecontrollore. Chi, invece, ha già avuto ritirato il particolare permesso, è un cacciatore-selecontrollore del Trentino. Il bracconiere non solo esercitava la caccia al cinghiale in maniera non rispettosa delle norme, ma era stato trovato in possesso di un capriolo abbattuto. Il provvedimento della Provincia è, comunque, appellabile al TAR.

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