GEAPRESS – Il 21 ottobre scorso il Corpo Forestale della Regione siciliana (Servizio Cites e Nucleo Operativo di Enna) irrompeva nell’abitazione di un personaggio residente ad Assoro, in provincia di Enna, già incorso in disgrazie giudiziarie. GeaPress ha ricevuto in esclusiva il filmato girato in quell’ occasione. Animali selvatici e domestici, affollati in condizioni indecenti. Finanche uccelli rapaci sanguinanti e fringillidi selvatici assieme a pappagallini. Merli e tortore di cattura assieme a galline e fagiani di allevamento.

A cosa servivano i detenuti dello squallido giardino di Assoro? I cardellini quasi sicuramente ad essere venduti nel florido mercato dell’uccellagione. Le tortore, come i fagiani, probabilmente a fare mangiare qualcuno, forse un ristorante. I Forestali siciliani sono arrivati all’improvviso nella casa del proprietario dello squallido giardino. L’uomo non è riuscito a nascondere nulla. Eppure quello che sorprende è come un individuo già noto alla giustizia possa avere il porto d’armi uso caccia. A quanto pare era tutto regolare, nessuna scadenza incorsa.

Realtà marginali o molto più diffuse di quello che può sembrare? Di sicuro per questo degrado, umano che ambientale, giova il fatto che i reati venatori non sono adeguatamente puniti e mai prevedono la minaccia della detenzione. Eppure finanche il Gabon, come il Cameroon, puniscono con molti anni di prigione chi si rende responsabile della cattura di fauna selvatica protetta. Da noi no, ed a guardare l’ottimo lavoro svolto dai Forestali viene quasi da chiedergli cosa induca a farlo. Almeno gli animali, in questo caso, si sono salvati. Poiane, cardellini e tortore sono state consegnate al centro di recupero LIPU visibile nella parte finale del filmato.

Parrebbe, secondo indiscrezioni apprese da GeaPress, che il signore attenzionato dalla Forestale stia tentando di giustificarsi spiegando che le Poiane erano state da lui curate e che, una volta guarite, non hanno più voluto lasciarlo (sic!). Uno strano caso di amicizia, tutelata dalle maglie metalliche che impedivano ogni fuga ed anzi, con lo sfregamento su di esse nei disperati tentativi di fuga, avevano causato orrende ferite. Al centro LIPU, per fortuna, sperano di poterle pienamente riabilitare e dare loro la libertà. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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