GEAPRESS – Nessun grande pericolo per l’ex portiere di calcio Angelo Peruzzi (il “cinghiale”, della nostra nazionale) nonchè Vicesindaco con delega allo sport al Comune di Blera (VT). Tendono a sminuire le voci circolanti in paese sul secondo atto intimidatorio ricevuto da Peruzzi nel giro di pochi mesi, a suon di pezzi di cinghiale recapitati nei pressi della sua proprietà.

Gli stessi Carabinieri, che già avevano indirizzato le indagini nell’ambiente dei bracconieri (la caccia al cinghiale si aprirà solo a novembre) tenderebbero ora ad inquadrare il tutto nelle scaramucce tra cinghialai, ovvero le squadre ufficiali di cacciatori dedite a braccare ed uccidere il suide selvatico. Peruzzi, stante indiscrezioni pervenute, sarebbe infatti un esponente di spicco di una delle due squadre che si contendono il controllo esclusivo di un’area di caccia. A qualcuno, forse, non è andata giù la presenza della squadra del cacciatore Peruzzi ed ha voluto fargli arrivare un segnale.

Messaggio mutuato, forse, da ben altri livelli di potenza criminale che sono soliti utilizzare teste ed altri parti di animali per recapitare inquietanti messaggi di morte.

Nel caso di Peruzzi, si tratta, però, di un nuovo ritrovamento. In queste ore, in due luoghi diversi, zampe, pelle e viscere di cinghiale, ma circa nove mesi addietro una testa, sempre di cinghiale, venne posata nei pressi della casa di Peruzzi. I due espisodi, secondo gli inquirenti, farebbero capo allo stesse movente che avrebbe scatenato l’atto intimidatorio. La presenza di Peruzzi come leader di una delle due squadre di cacciatori di cinghiali. Usi e scaramucce comuni nella provincia di Viterbo. Del resto già lo scorso gennaio (vedi articolo GeaPress) a Montefiascone, ad una trentina di chilometri a nord di Blera, un capriolo venne fatto trovare ucciso con una precisa rivendicazione che faceva capo proprio alle squadre di cinghialisti. Proprio pochi giorni addietro, sia a Blera che a Montefiascone, la Polizia Provinciale aveva denunciato alcuni cacciatori di cinghiali, nonostante l’apertura a questa specie debba ancora avvenire.

Una caccia cruenta e pericolosa, quella del cinghiale. L’animale, infatti, viene braccato dai battitori. Se spaventato, può anche avere degli atteggiamenti aggressivi, come capitato recentemente ad un cacciatore in provincia di Arezzo, preso a morsi da un cinghiale messo alle strette. Il compito dei battitori è spingere l’animale verso gli altri componeti della squadra, pronti a sparare. E’ questo il momento più pericoloso per i cacciatori, causa sovente di incidenti anche mortali. Una volta centrato il cinghiale, se maschio, deve essere evirato. I cacciatori sostengono che se non si attua questa pratica, la carne è immangiabile. La competizione tra le squadre, considerata l’invadenza del metodo, è ovviamente elevata e nonostante i permessi vengano in genere disciplinati dalle amministrazioni provinciali, le pressioni per contendersi l’area di caccia possono assumere toni preoccupanti.

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