GEAPRESS – Come se già non fosse bastato quanto capitato al povero Don Cassol, ucciso da un cacciatore di cinghiali all’interno del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, ecco di nuovo all’opera i cinghialisti e sempre nello stesso Parco.
Questa volta sono stati bloccati dagli uomini del Comando Stazione Forestale di Ruvo di Puglia (BA) i quali hanno provveduto a fermare due bracconieri (uno dei quali datosi alla fuga e successivamente rintracciato) proprio nella zona di massima protezione del Parco Nazionale. Il primo cacciatore di frodo era un pregiudicato di sessanta anni, privo di licenza di caccia e di porto d’armi. Il fucile risultava inoltre essere stato rubato nel 1987.
Entrambi i bracconieri sono di Gravina di Puglia (BA). A loro, oltre alle armi, sono state sequestrate le munizioni a pallettoni, mentre è stato contestato, oltre al reato di ricettazione, per via del fucile rubato, anche il reato di furto al patrimonio indisponibile dello Stato. Quest’ultimo reato, grazie al permissivismo della nostra legislazione, è possibile contestarlo (… dopo una Sentenza della Cassazione) solo ai bracconieri privi di porto d’armi. Ai cacciatori con regolare licenza, ma trovati a sparare ad una specie protetta (ovvero anch’essi, di fatto, bracconieri), non è invece possibile applicare lo stesso reato. Se la cavano con una sanzioncina. Più tutelati di così.

Un singolare fermo di cacciatori è invece avvenuto nel Parco Sirente Velino.
Il Comando del Corpo Forestale dello Stato di Magliano dei Marsi (AQ) li aveva osservati all’interno del Parco armati di … radio! Due di loro, infatti, se ne andavano in giro per sentieri provocando schiamazzi ed alzando a tutto volume la radio. Lo scopo era di far uscire la fauna dai confini del Parco, ed indirizzarla verso un loro complice armato appostato in area non protetta. Identificati, sono stati denunciati per atteggiamento di caccia e disturbo della quiete pubblica. L’Ente Parco ha già annunciato la costituzione di parte civile. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).