GEAPRESS – In tre a cacciare nel Parco dei Nebrodi (ME). Non solo. Si erano pure appostati nella zona di massima protezione del parco. In tutto tre cacciatori di frodo, uno di Messina e due di Reggio Calabria, appostati per sparare alle beccacce. Con loro, cani, fucili e venti cartucce. La Forestale siciliana del Distaccamento di Caronia, comandata dal Commissario Scaffidi Fonti li ha però scovati e denunciati. L’intervento, avvenuto in collaborazione con i Guardia Parco in servizio nell’Ufficio del Comune di Caronia, rappresenta solo l’ultimo di una serie di azioni repressive condotte ai danni dei bracconieri.

Lo scorso novembre, infatti, sempre i forestali siciliani comandanti dal Commissario Scafidi Fonti, avevano scoperto altri due cacciatori di frodo proprio in area Parco. Anche in quel caso sono intervenuti operando il sequestro dei fucili e delle cartucce.

Il Parco dei Nebrodi si trova nella Sicilia nord orientale e rappresenta, con l’omonima catena montuosa, l’unica grande area della Sicilia dove ancora vi sono estesi boschi naturali. Nel Parco è ancora presente l’ aquila reale e l’ avvoltoio grifone, oggetto di un discusso progetto di reintroduzione che ha comunque comportato la nidificazione delle prime coppie in libertà dopo l’estinzione avvenuta negli anni sessanta per colpa dei bocconi avvelenati.

Nel Parco dei Nebrodi, inoltre, rimangono le ultime due coppie di Nibbio Reale, grande uccello rapace dai colori aranciati e dalla coda biforcuta che, nonostante le residuali nidificazioni, si può ormai considerare virtualmente estinto in Sicilia. Tra l’altro, proprio vicino ai nidi, incombe il pericolo di un impianto eolico.

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