Ancona: la macchina della morte e la tremenda agonia del cinghiale (fotogallery)
Intervento del Corpo Forestale dello Stato – bracconaggio in aumento e di "qualità".
GEAPRESS – Purtroppo non c’è stato niente da fare. A nulla sono valsi i tentativi di liberare il povero cinghiale rimasto impigliato, alcuni giorni addietro, ai bordi di una strada del Parco del Conero, in un infernale marchingegno piazzato dal bracconiere. Una catena legata, alla sua estremità, a due corde in acciaio in modo da formare una doppia trappola su due possibili “calate” fra tre alberi.
Il cinghiale era stato notato da un cittadino che transitava lungo la strada. Il grosso animale di oltre 100Kg di peso, si dimenava disperatamente. La segnalazione veniva prontamente raccolta dal Direttore dell’Ente Parco Regionale del Conero di Sirolo, Marco Zannini, il quale allertava il Comando Stazione Forestale del Conero. Sebbene la Forestale non sia fornita di mezzi di pronto intervento veterinario, una pattuglia raggiungeva in poco meno di dieci minuti il povero cinghiale che si dimenava violentemente. Il laccio l’aveva preso per il collo e ad ogni movimento dell’animale stringeva sempre più.
Purtroppo nelle Marche il Corpo Forestale non ha veterinari, e l’assistenza specifica doveva essere richiesta ad altri Enti. Un problema questo, più volte sottolineato dallo stesso Ente Parco. Lui, il cinghiale, voleva semplicemente vivere, ma la doppia trappola stringeva sempre più. In poco meno di mezz’ora, prima che arrivasse l’assistenza veterinaria, l’animale moriva dopo una terribile agonia.
Alla Forestale, così, non rimaneva altro da fare che porre sotto sequestro l’infernale marchingegno mettendolo a disposizione della Magistratura dorica ed avviare le indagini. Eppure un sedativo avrebbe potuto calmare l’animale quanto bastava per spezzare le catene in acciaio e liberarlo dalla stretta mortale.
Un fenomeno, quello del bracconaggio diffuso ed in aumento, così come sottolineato dal Comandante Provinciale del Corpo Forestale di Ancona. Non solo lacci, secondo il Comandante Giancarlo D’Amato, ma anche l’utilizzo dei fucili. Un fatto a volte complicato dalla presenza dei cacciatori di selezione, come quello “pizzicato” dalla stessa Forestale, a Fabriano, con i caprioli uccisi senza permesso. Un problema, questo, sottolinea sempre il dott. D’Amato, sottovalutato.
Proprio a Fabriano, lo scorso novembre, vi fu addirittura il caso clamoroso di una struttura messa gratuitamente a disposizione dal Comune ad una squadra di cinghialisti. Qui, però, la Forestale rinvenne dei caprioli cacciati illegalmente e nello stesso posto macellati (vedi articolo GeaPress). Un quadro ben più preoccupante, che vedeva protagonisti questa volta di nuovo le cacce di selezione, è stato anticipato dal Corriere di Siena su una inchiesta della magistratura (vedi articolo GeaPress).
Ritornando al Conero, sia secondo il Corpo Forestale che l’Ente Parco, occorrerebbe una maggiore collaborazione tra i vari Enti preposti, quantomeno per l’assistenza veterinaria agli animali trovati nelle trappole. Liberare un grosso cinghiale di oltre 100 kg, come quello morto nei giorni scorsi, terrorizzato e dolorante, non è cosa semplice. Paradossalmente, questo caso si è risolto perché l’animale è morto. Il problema, comunque, non riguarda solo i cinghiali. Un grosso cervo, con una cornata o un colpo sferzato con gli arti posteriori, può arrecare seri danni.
Troppi, addirittura in aumento, i casi di bracconaggio. Non vi sono in loco inchieste specifiche ma, come invece appurato in altre regioni d’Italia, il sospetto è che tutta questa carne non serve al ragù (… per chi non riesce a fare a meno di queste preferenze) casalingo, ma bensì alla ristorazione. Un fatto oltremodo pericoloso ancorché gestito in barba alle più elementari norma sanitarie. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).
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il sonnifero pero mi pare il minimo,la forestale dovrebbe averlo sempre
Povero amore.. Auguro alla mente diabolica che ha inventato questo strumento e a quella ancora più mefistofelica che l ha piazzato di provare centuplicate le tue sofferenze ogni giorno della loro indegna vita !!
Dico solo una cosa,vorrei che lo stesso trattamento che ha avuto il cinghiale,fosse fatto a chi l’ha ridotto cosi….
Ma pensate che nenti malate sono questi delinquenti crudeli! Li sbatterei in galera e butterei le chiavi nelle fogne!
questi non sono minimamente esseri umani, sono MOSTRI!!!!
Non era possibile sedarlo ? vicenda davvero strana ? e se fosse rimasto impigliato un bambino ?
posso dire quello che si poteva fare ? alla peggio non mi pubblicano……….
avrei lasciato il corpo ormai ucciso del povero cinghiale e avrei finto di andarmene…..e poi avrei aspettato il ritorno del galantuomo che di certo sarebbe tornato sul posto a recuperare il trofeo……..
Ma c’è davvero qualcuno che pensa che il posizionamento dei lacci sia fatto con i guanti……sai quante impronte avrà lasciato il bracconiere intorno a quell’albero…….
Questi fatti non sono incidenti fortuiti sono dei reati e come tali vanno affrontati.
assassini!!!!!eppure camminate vicino a noi, respirate la stessa aria che respiriamo noi , ci tocca a vivere insieme a voi !!!!gente schifosa non dovete avere pace in vita vostra troppo dolore procurate a questi poveri animali non vi deve andare ben a voi che fate tanto maleeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
l’avvocato ha pienamente ragione. se vogliamo beccare questi figuri dobbamo agire come contro i criminali ( che poi questi altro non sono)
Vivo da circa 10 anni in una frazione di Loiano, in provincia di bologna, tra boschi, campi coltivati e null’altro. Durante il periodo della caccia (e non) mi trovo mio malgrado ad assistere a scene e comportamenti da parte di cacciatori e selettori non sempre propriamente corretti e civili. Un paio d’anni fa, in auto sulla Futa, la provinciale che collega bologna a firenze, mi sono ritrovata tra un cacciatore e la sua grossa preda. Fui la prima ad avvistare l’animale già profondamente ferito che circolava sul ciglio della strada perchè incapace di risalire l’argine vicino. Mi fermai, chiamai i carabinieri di zona (forse l’autorità meno appropriata per il caso?!), e aspettai l’intervento di qualcuno. Dopo circa 15′ arrivò una panda che si fermò dopo la mia. Scese uno grosso individuo (un cacciatore) con il suo cane da ferma. Ero impietrita. L’uomo col suo fucile mi passo di fianco senza degnarmi di uno sguardo, senza perdere mai di vista il cinghiale. Pochi attimi e partirono i colpi che finirono l’animale. Non c’entra niente con la triste storia di Ancona, è solo un’altra faccia della stessa medaglia. Scusate lo sfogo
No, Morena, hai fatto benissimo a sfogarti………..hai fatto benissimo a chiamare i carabinieri……………..non ti chiedo cosa sia successo dopo……..
Se a qualcuno succedesse la stessa cosa…………….non esiti a chiamare sempre i carabinieri……se avete un cellulare con telecamera fate delle foto o riprendete la scena……………….. prendete la targa di eventuali macchine…………….ricordatevi che se voi siete presenti sul posto il cacciatore non può mai sparare………e se lo fa ne risponderà nelle sedi competenti……..
Grazie Morena.
La ringrazio Avvocato, purtroppo la vicenda non ha avuto un seguito felice. Il cinghiale è stato ucciso sulla strada provinciale e dalla concitazione non sono riuscita a fare una foto della targa del veicolo. Ho sofferto della mia inutilità perchè sono stata l’unica testimone. E purtroppo il dubbio di aver contattato l’autorità sbagliata mi è rimasto. I carabinieri li ho dovuti chiamare due volte per lasciare tutte le mie generalità. Nella mia seconda telefonata, realizzando che il problema non si era ancora risolto, mi dissero che avrebbero avvertito la Polizia Municipale. Purtroppo il tempo intercorso è stato troppo
alcune considerazioni, liberare un grosso cinghiale da un laccio può essere molto pericoloso, ci si può lasciare la pelle, e lo dico per diretta esperienza avendo liberato decine di cinghiali ( ma anche volpi, tassi, caprioli, daini ), se ti avvicini all’animale questo in preda alla disperazione e al dolore si avventa furibondo sui soccorritori, i veterinari spesso sono difficili da rintracciare e ancora più difficile è farli intervenire magari la sera a parecchi chilometri dal loro studio, la parcella poi non la onora nessuno e neanche il sedativo, se il veterinario arriva c’è il problema di iniettare il farmaco nel cinghiale, se è grosso l’unica possibilità è il fucile per telenarcosi, oggetto parecchio difficile da usare in una provincia come quella di genova ci saranno non più di tre-quattro persone in grado di usarlo, sedare un animale poi è sempre un rischio, un veterinario nel suo studio valuta le condizioni di salute dell’animale e dimensiona la sedazione di conseguenza, sul campo le valutazioni di questo tipo sono praticamente impossibili, nella fattispece il cinghiale terrorizzato è sicuramente strapieno di adrenalina, la dose necessaria di sedativo aumenta tantissimo, mi è capitato diverse volte di dover rinunciare alla sedazione, oltre un certo limite il farmaco uccide sicuramente, l’intervento poi è molto costoso le siringhe sono costosissime e i farmaci pure, in oltre a seconda del tipo di farmaco e al variare della quantità inoculata il recupero dell’animale può essere molto lento ( in un caso, tra l’altro molto famoso, quello del cinghiale Piero, l’animale è rimasto fuori combattimento per circa una settimana ) non è poi corretto liberare sul territorio animali oggetto di caccia sedati se non dopo un’opportuna stabulazione, sicuramente direte che dei cacciatori non vi interessa proprio nulla e che si potrebbero mangiare anche la siringa, ma dovete tener conto che la carne del cinghiale non viene consumata solo dai cacciatori ma anche dai loro familiari amici e quant’altro. Noi di solito se le condizioni lo consentono cerchiamo di imprigionare una zampa posteriore dell’animale lo mettiamo in tiro in modo che non possa più muoversi dopo di che tagliamo con i tronchesi il laccio e lasciamo libero l’animale con ancora il laccio alla zampa che si scioglie nel giro di un paio di giorni, è tuttavia un’operazione difficile e pericolosa che può essere eseguita solo da personale molto esperto. Sono invece perplesso dalle affermazioni dell’avvocato Scarnera, evidentemente non ha mai rilevato impronte digitali, che non è affatto certo siano rilevabili all’aperto, sulle cortecce degli alberi o sui cavetti d’acciaio è davvero improbabile che restino impronte rilevabili ma anche se fosse così, se le impronte ci fossero e fossero rilevabili non significherebbe nulla ci vorrebbe una banca dati con tutte le impronte disponibili che in ogni modo sarebbero solo quelle di pregiudicati, i quali tra l’altro non possono essere cacciatori per legge ( a un pregiudicato non si rilascia il porto d’armi ), ci sono sistemi molto più efficaci, che naturalmente non rivelo per ovvi motivi, recentemente abbiamo assicurato alla giustizia ben 4 di questi tristi figuri. Per quanto riguarda il cinghiale ferito presso il bordo della strada non ritengo che la sopressione dell’animale sia stato un errore, i cinghiali feriti sono sicuramente pericolosi e ancora di più lo sono se possono avventurarsi sulla strada, possono infatti causare gravi incidenti, forse chi lo ha ucciso non poteva farlo ( non si può sparare da una strada ) ma per un agente di pubblica sicurezza l’intervento a tutela della pubblica incolumità è doveroso, certo occorre valutare sempre caso per caso. Un’ altra volta sarebbe consigliabile avvertire la Polizia Provinciale che è l’organo di polizia competente per quanto concerne la fauna selvatica.
Nelle oasi spesso i cinghiali sono in sovrannumero e le guardie devono controllarle con abbattimenti.
Mi chiedo chi abbia impedito alla forestale di abbatere il cinghiale per evitargli ulteriori sofferenze.