polizia provinciale
GEAPRESS – In merito al gravissimo fenomeno del bracconaggio al depotenziamento della vigilanza in materia, si registra un ennesimo duro intervento del Coordinamento della vigilanza calabrese del Servizio Nazionale Vigilanza Ambientale-Ittica-Venatoria della L.I.P.U. Per il coordinatore, dott. Domenico Laratta, siamo di fronte ad uno dei periodi più neri per la fauna selvatica calabrese e per il patrimonio naturale, a rischio di un depauperamento con conseguenze gravissime.

Stiamo facendo appelli, lettere e comunicati da oltre un anno – afferma il coordinatore della LIPU – ma sembra, che sia stata tutta carta straccia, visto che nessuna novità è emersa in tutto questo tempo. Nonostante le più grandi e importanti associazioni animaliste e ambientaliste del Paese, che rappresentano il pensiero su queste tematiche, di decine di milioni di cittadini italiani, siano intervenute in più occasioni presso il Governo, le varie regioni, e persino all’Unione Europea, in merito alla grave situazione del depotenziamento della vigilanza antibracconaggio soprattutto in alcune regioni, davvero pochi passi avanti sono stati fatti. Le riforme in materia di Polizia Provinciale, di fatto, prove alla mano, hanno creato solo caos e confusione, senza portare ad alcun effettivo e sostanziale risparmio, ma generando vuoti e disservizi immani, oltre che ansia e preoccupazione in centinaia di operatori specializzati, che dopo decine di anni di servizio, sono finiti nel portale governativo, destinati a svolgere le funzioni di polizia municipale (che è un lavoro nobile ma totalmente diverso rispetto a quello della Polizia Provinciale) o addirittura a fare gli amministrativi”.

La situazione – ha aggiunto Laratta – è a macchia di leopardo nel Paese, ci sono province che hanno mantenuto integri i corpi e di conseguenza tutto il personale, altre che hanno trattenuto solo una parte e altre ancora che hanno messo l’intero personale sul portale. Regioni che sono intervenute con leggi o convenzioni ed hanno tutte riattribuito in un modo o nell’altro, la vigilanza ittico-venatoria, nuovamente in capo alle polizie provinciali, cosa più logica e sensata, altre che latitano e che sembrano sonnecchiare, non assumendosi nessun provvedimento, nonostante ciò sia da mesi richiamato. Una situazione anomala e ambigua, senza una logica, poiché si doveva agire in modo omogeneo in tutto il Paese e non lasciare, alla mercé di scelte e volontà differenti, il destino di un servizio pubblico che ha origini antichissime, visto che la Polizia Provinciale, ha come antesignani, proprio quelle guardie delle province, istituite con un regio decreto di oltre cento anni fa, esattamente del 1907 oltre che poi riferite alle guardie dei comitati provinciali della caccia, istituiti sempre con regio decreto nel 1939. Come sempre, le regioni più avanzate hanno fatto la differenza ancora una volta. In questo illogico progetto di smantellamento, non è stato previsto il post-riforma. Se riformare, significava solo smantellare, forse è stata sbagliata la terminologia usata. Oggi, ad esempio, chi si occupa in Calabria, in modo operativo di tutela e salvaguardia della fauna? Quale forza di polizia, specializzata e dedicata per fare ciò, è attiva? Con il CFS in via di smantellamento, sulla carta sono tutti competenti a occuparsi di bracconaggio, ma nei fatti, la Polizia provinciale, in Calabria e non solo, era il primo presidio dedicato e i risultati erano lusinghieri, davvero incredibile e assurdo, pensare a queste scelte di grave depotenziamento”.

L’Italia è la seconda nazione del Mediterraneo, dopo l’Egitto, per il per il vergognoso fenomeno del bracconaggio (report BirdLife). La Calabria, secondo i dati del CABS, è ai primissimi posti d’Italia. In questo momento, afferma sempre la LIPU, non si sa chi svolge la vigilanza ittico e venatoria, che per diversi decenni è stata egregiamente svolta dalla Polizia Provinciale, i due centri di recupero della fauna presenti in tutta la regione, gestiti dalle province o da queste sovvenzionati, oggi sono senza fondi e operano come possono.

Le guardie volontarie venatorie – afferma il coordinatore della LIPU – ci risulta che non siano attualmente gestite da nessun ente, prima era la provincia, che sul territorio era molto più vicina, oltre che, non avendo mezzi, fondi, strutture, funzioni e poteri di legge, non certo possono sostituirsi ai presidi istituzionali, nella lotta a fenomeni, che delle volte, vedono anche gravi reati concorrenti, come quelli in materia di armi. Delle quattro polizie provinciali calabresi attive, solo Cosenza e Reggio sono rimaste integre, Vibo è stata smantellata e Catanzaro, vede tutto il personale sul portale, per cui destinata a scomparire. Basta guardare quanti bracconieri siano stati denunciati nella scorsa stagione venatoria e quanti in quest’ultima, si ci rende subito conto dell’incongruenza e dell’ampio divario; a Cosenza e Reggio, tra le province più calde sul fronte del bracconaggio, le polizie provinciali, non svolgono più in modo istituzionale quel indispensabile servizio di prevenzione e repressione del bracconaggio, specie in assenza di quella tanto richiesta e auspicata convenzione che la regione doveva stipulare, così come fatto in altre parti d’Italia. Oggi, inutile nasconderlo più, tutto è lasciato alla buona volontà dei singoli operatori, che nonostante il marasma generale, hanno deferito alcuni bracconieri, proprio quando non sapevano nemmeno che fine lavorativa avrebbero fatto. Cogliamo l’occasione, perciò, per esprimere un merito e un plauso, in particolare alla Polizia Provinciale di Cosenza, e al personale dei distaccamenti di San Giovanni in Fiore e Mormanno, che nonostante tutto, hanno denunciato almeno quattro persone per bracconaggio, tre in Sila e una sul Pollino, sebbene vi sia stato un sostanziale calo generale, rispetto all’anno scorso, quantificato di oltre il 90% dei bracconieri assicurati alla giustizia”.

Quella di Cosenza, era una delle polizie provinciali più operative d’Italia in materia. La Polizia Provinciale calabrese, quella rimasta in vita, si occupa di reati ambientali e sicurezza stradale, come funzioni fondamentali, estendendo l’attività all’ausilio nei servizi di ordine pubblico e polizia giudiziaria in genere, ma senza una convenzione o una legge regionale, la polizia ittico-venatoria, storicamente esercitata da questi corpi, è lasciata al caso. La Regione Calabria, anche in base all’Accordo in Conferenza Unificata del 5 novembre 2015, deve immediatamente attivarsi per colmare un gravissimo vuoto che rischia di aggravare un quadro già di per sé nero. Secondo la LIPU, nella stagione venatoria appena passata, con pochissimi controlli, in molti casi azzerata, vi è stata un’impennata dei variegati fenomeni di bracconaggio.

Molte regioni d’Italia – conclude Laratta –  si sono già attrezzate o si stanno attrezzando per colmare il vuoto creato da incomprensibili provvedimenti, la funzione della caccia e della pesca è di competenza regionale, la vigilanza non può essere un optional, o forse, quando nessuno pagherà più i tributi in materia, ci accorgeremo di tutto questo? La L.I.P.U., assieme alle più importanti associazioni ambientali del Paese, sta preparando un dossier da inviare all’Unione Europea, tenuto conto che l’Italia è già sotto pre-procedura d’infrazione proprio per aspetti legati alla caccia e alla scarsità dei controlli in materia venatoria, che adesso, si sono notevolmente affievoliti, a vantaggio di criminali e disonesti, con un gravissimo pericolo per specie protette anche da Direttive Europee e Convenzioni internazionali ratificate dal nostro”. Paese.

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