GEAPRESS – Da qualche anno ha iniziato a trascorrere gli inverni in Sicilia. Si vede sempre più comunemente e la sua abitudine di volare bassa e quasi indifferente alla presenza dell’uomo, la espone ai rischi di una fucilata. E’ successo così che la povera Aquila minore di Racalmuto (AG) sia stata impallinata ed abbia raggiunto, in qualche maniera, proprio la casa di un cacciatore. Il quale, appena scorto il rapace, si è messo in contatto con un naturalista del luogo e da qui la chiamata al WWF e alla LIPU di Agrigento.

Recuperato il rapace è stato consegnato alle cure del Centro di Recupero di Cattolica Eraclea. L’aquila, probabilmente, era ferita già da alcuni giorni, dal momento in cui i Veterinari del Centro hanno accertato, oltre alla presenza di numerosi pallini di piombo, anche il principio di un’infezione.

Secondo Salvatore Grenci, della LIPU di Agrigento (nella foto assieme all’aquila soccorsa), l’animale si è salvato grazie all’intervento del Sig. Maddeo, questo il nome del cacciatore del luogo, ma sul banco degli imputati sono finiti i cacciatori-bracconieri forestieri, soprattutto lombardi, veneti e toscani che in questo periodo, secondo la LIPU, calano in gran numero in Sicilia.

Nel loro mirino allodole e uccelli, in genere protetti dalla legge ed ammassati nei congelatori al chiuso di camper ed automobili. Il tutto per rifornire il settore della ristorazione della polenta ed osei, vero e proprio incubo nazionale con razzie deliberate, grazie ad esempio alle cacce in deroga (vedi video e articolo GeaPress) e alle scorribande nelle regioni del sud come in numerosi paesi dell’est Europa. 

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