Agosto, il caldo e il pene dei cacciatori
Notizie serie, semiserie e le totali bufale - dal cane Lennox agli animali spargi incendio dell'aquilano.
GEAPRESS – Mentre non accenna a diminuire la polemica tra l’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) e la LAV che aveva accusato la presenza del loro Presidente tra i consulenti di Green Hill (ANMVI ha smentito ed annunciato querele), fioccano, nel caldissimo agosto di quest’anno, altre notizie gravi ma non sempre serie.
Tra queste si registra la smentita del Corpo Forestale dello Stato circa il ritrovamento di inneschi per appiccare gli incendi che in questi giorni hanno avvilito l’aquilano. Inneschi con animali vivi, che però, la Forestale, non ha trovato.
Un’altra notizia, però, difficilmente potrà essere smentita, anche perché a farlo dovrebbe essere un pesce virtuale. Si tratta di uno strano studio sulle dimensioni del pene dei cacciatori. A riprenderla, sebbene con le pinze, è stato addirittura il sito della Federazione delle Associazioni presieduta dalla Brambilla. I cacciatori, in sostanza, avrebbero un problema di dimensioni …, e la cosa sarebbe in qualche maniera ricollegabile al desiderio di uccidere. Inutile dire cosa si è scatenato nei vari forum, sia animalisti che di caccia. Il curioso “studio”, in realtà, risale al 2005 ed ovviamente sulle lunghezze dei cacciatori ed i desideri espressi a colpi di fucile, non vi è alcun collegamento visto che l’autore è un pesce. Un pesce d’aprile, per l’esattezza, di un nota Associazione animalista americana. Aprile 2005, per intenderci.
Il poco credibile studio appare, tra l’altro, nel sito dell’improbabile Istituto autore della presunta ricerca. In effetti di piccolissimo una cosa c’è. Ovvero la dimensione del sito. Riporta, infatti, un solo studio: quello del pene dei cacciatori. Il fornitore dei servizi internet è una nota ditta dell’Arizona, non esente da interventi delle autorità americane e posseduto da un noto cacciatore di elefanti. Qui è altresì registrato un altro sito che ha bombardato di recente la storia del cane Lennox, ucciso a Belfast. Ucciso o morto per altra causa e chissà da quanto tempo. Di fatto, anche in questo caso, non vi era alcun elemento per dare corpo all’informazione. L’unica cosa certa è la brevissima comunicazione del Comune di Belfast che ha annunciato la recente morte del povero cane, reo di assomigliare ad un Pit Bull.
In realtà, l’ultima fonte internazionale degna di nota in merito alla triste vicenda del cane Lennox, risale al 2010. Coeva, cioè, ad altro comunicato del Comune di Belfast dove veniva peraltro diffusa la sentenza di morte oltre che la lamentela per i due bidoni di benzina inviati agli operatori di polizia da parte di sedicenti animalisti. Da allora la notizia è circolata in ambienti la cui credibilità non era però verificabile. Di certo non era apparsa nei comunicati delle principali Associazioni, mentre, per Belfast, aveva fatto capolino praticamente in un solo giornale sebbene di taglio minore.
Dopo la comunicazione della morte del cane, però, la notizia è riapparsa. Questa volta solo in giornali degni di nota e non più italiani. Il cane sarebbe morto già da tempo ed il suo corpo cremato. Sarà vero? Il guaio è che nessuno potrà confermalo dal momento in cui né la municipalità di Belfast né tanto meno il particolare servizio che si occupa della gestione di tali cani, da noi a suo tempo contattati, avevano voluto rilasciare comunicazioni. Le redazioni accreditate, invece, stavano attendendo il comunicato del Comune di Belfast, a quanto pare infastidito dalle valanghe di mail. Ora, tutto è cessato, ivi compreso il problema dei cani pericolosi e non, che ogni giorno si uccidono in Europa.
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Pesci d’aprile o meno di sicuro un fucile brandito rappresenta un simbolico prolungamento fallico … Chi non ha bisogno (o chi tale bisogno non lo percepisce) di troppi prolungamenti forse non rivolge le proprie attenzioni ai fucili e non ne subisce il fascino! Non è necessario avere l’acume di Freud per capirlo!
Alcune volte il web rivela la sua doppiezza in modo implacabile: fonte di informazione e di diffusione della corretta informazione oppure macro allevamento di “bufale” virtuali, alle quali attingono a piene mani i media. In questo periodo agostano, privo di grandi notizie, gli animali diventano un tappabuchi e molte volte i giornali, e non solo loro, non controllano nemmeno l’attendibilità delle fonti.
Ci sono associazioni che su queste “bufale virtuali” ci vivono, sparandole sempre più grosse, mentre altre sono vittime soltanto di una certa leggerezza e della smania di apparire.
Del resto come non ricordare il famoso “bonsai kitten”, sito inventato di sana pianta dagli universitari americani del M.I.T., che riuscirono a convincere il mondo del web della veridicità di una delle più grandi idiozie inventate dalla rete: la possibilità di far crescere dei gatti all’interno di vasi di vetro, facendogli prendere la forma del contenitore. Ancora oggi, per questa vecchissima storia, riceviamo sporadiche segnalazioni che ci invitano a perseguire il maltrattamento… ovviamente inesistente.
Il grosso rischio è che se gli organi di informazione prendono come fonte il web, senza verificare i contenuti che la rete veicola, anche la spazzatura informatica, la “bufala virtuale”, la notizia senza senso, assurgano al ruolo di verità, senza esserlo.
Il pubblico infatti parte da un corretto metro di valutazione: se è scritto sul giornale è vero! Così dovrebbe essere se i giornali controllassero sempre le fonti e la veridicità delle notizie, ma così non è perchè spesso gli stessi giornalisti fanno proprio un identico metro di valutazione: se esiste sul web allora esiste. In questo modo si rende un pessimo servizio all’informazione e questa tipologia di comportamenti dovrebbe essere sanzionata duramente dall’ordine dei giornalisti: vero non può essere il verosimile, il possibile o il ragionevole: solo un fatto realmente accaduto, solo dati verificati fanno parte della realtà.
Per capire quanto questo metodo i applichi agli animali basta vedere, in questo periodo, i dati sul randagismo e sugli abbandoni: spesso una lotteria di numeri di fonte sconosciuta, forniti a giornalisti sempre affamati di dati, non di problematiche che spesso, se si rifiuta di dare letteralmente “ai numeri”, non pubblicano nula.
Non è importante perchè esistono i randagi, l’importante è sapere quanti sono, spesso con numeri che, per divenire credibili, arrivano all’indicazione anche dell’unità!
In questo modo si fa cattiva informazione e non si contribuisce né a creare cultura sugli animali, né tantomeno a fornire un contributo di verità, utile a una miglior comprensione del problema.
Problema che certo non è quello della dimensione del pene dei cacciatori, studio che anche se fosse vero nulla toglierebbe o aggiungerebbe alle sventurate attività dei protagonisti. Per passare poi alla legge che ha condannato Lennox a morte: è del 1991 ma evidentemente solo la rete ha fatto si che questo divenisse noto, contribuendo anche a chiarire che Dublino fa parte del Regno Unito e non della Repubblica di Irlanda.
Non resta che sperare quindi: un’informazione più attenta è possibile.
Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano
In effetti qualcosa di vero c’ è.
Una mattina di circa 50anni fa, avevo 13 anni, uscendo dalla vasca, in modo del tutto casuale, vidi, nello specchio, il mio ” fratellino ” tra le esili gambette.
Rimasi schoccato dalle modeste dimensioni ma, per fortuna, mio padre era cacciatore e, avendogli visto di sfuggita, il suo piccolo pene non capivo la sua tranquillità.
Ebbi il coraggio di chiederglielo e lui, con un bonario sorriso, mi rispose che mi avrebbe fatto capire portandomi a caccia.
Da non credere: la mia perplessità passò di colpo appena il genitore mi mise in mano lo schioppo..
Adesso, mi guardo nudo allo specchio con il fucile e il mio ” fratellino ” non mi rammarica più da tanto che pare grosso..
giulio ma sei fuso? hai scritto…Adesso, mi guardo nudo allo specchio con il fucile e il mio ” fratellino ” non mi rammarica più da tanto che pare grosso..ma ti pare un comportamento, dettato da una persona con tutte le rotelle funzionanti?…cioe’ oltre che (passione) la caccia,per te e’ pure eccitazione.Ussignur !!! ma che vuoi rifarti alla famosa scena del film taxi driver?
Da cacciatore quale sono,non posso fare altro che dare ragione ad un’ottimo scritto effettuato dal sig. Ermanno Giudici,che a mio avviso ha preso in pieno la problematica di certe notizie sparse alla….boia sui vari siti.
logico,ci sta la sua frase “sventurate attività dei protagonisti” ma fà parte del ruolo (e del gioco) ma il resto io lo condivido in pieno.
sul problema poi del giornalismo e del randagismo sarebbe veramente ora di metterci mano per evitare sia sofferenze per questi animali abbandonati ma anche a quelle vendite un po senza controllo di un certo genere di cani già di per se definiti pericolosi (anche se ritengo esistano solo cattivi padroni e non cattivi cani,certo lo stronzo può nascere in casa di tutti…ma son percentuali per fortuna basse o medie).
Sarebbe ottimo esistesse un patentino da perseguire,in modo di non affidare un cane (non metto razze per non colpevolizzare nessuno sia chiaro) al solito ragazzetto/a che deve farsi vedere con il cane cattivo….perchè poi lui la maggior parte di volte…ha dei problemi (quì ci starebbe bene il discorso fucile/pene…ma paragonato all’autostima e alla voglia di apparire non certo di essere).
Poi sui giornalisti,beh…come non condividere…con i numeri riempiono le pagine dei giornali…infatti mi son sempre chiesto come fanno ad esserci sempre articoli in tutte le pagine…ogni giorno….mah…
buona giornata…..
Dai, Elena, scherzo…