GEAPRESS – Dopo le accuse di corruzione, soprattutto in merito alla campagna acquisti messa in atto dal Giappone, la Commissione baleniera i cui lavori hanno preso inizio ieri ad Agadir, in Marocco, corre ai ripari.

Interviene in maniera decisa e senza tentennamenti. Basta con le notizie imbarazzanti, e sbatte la porta in faccia ai rappresentanti delle associazioni che vigilavano sui lavori.

Qualche notizia comunque inizia a trapelare e conferma, purtroppo, i peggiori dubbi dei giorni scorsi.

Gli Stati Uniti, così come anticipato da GeaPress nei giorni scorsi, hanno apertamente preso le difese di Giappone, Norvegia ed Islanda, ovvero le nazioni che vorrebbero aperta la caccia commerciale alle balene. Se altri paesi, come alcuni dell’America latina, vorrebbero evitare ciò, molto pericolosa è la posizione dell’Unione Europea. Se da un lato l’Europa si fa forza richiamando in questi giorni l’Islanda, prossima ad entrata nei paesi ella UE, a rivedere le posizioni sulla caccia perché in contrasto con i principi dell’Unione, e pur vero che proprio questi principi sono di nullo significato nel momento di prendere una decisione.

La legislazione europea, infatti, si basa largamente sul principio di deroga che consente ai paesi membri di potersi autoregolare praticamente su tutto. Quando vi sono meeting internazionali l’Unione non si presenta con un suo rappresentante ma bensì con quelli di tutti i suoi stati membri. Se vi è una incoerenza tra di essi, la prassi oramai consolidata è quella di astenersi, privilegiando così votazioni deleterie come accaduto per il tonno, sia atlantico che rosso, alla conferenza Cites di Doha, in Dubai, lo scorso marzo.

Di fatto con Obama a favore della caccia e l’Europa eternamente indecisa a complicare le cose, le balene avranno poche speranze di potersi salvare e la decisione di chiudere le porte durante i lavori della Commissione la dice lunga sui reali poteri che ormai governano la vita nel mondo, finanche di specie in via di estinzione.

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