GEAPRESS – In Abruzzo per evitare i ricorsi del WWF, la Regione ha più che altro annullato non il calendario venatorio ma direttamente il TAR. La cosa assume degli aspetti surreali. In Abruzzo quest’anno era stato redatto un primo calendario venatorio, poi modificato con un secondo provvedimento che dovette far seguito alla legge comunitaria 2009 la quale, con il suo art. 42, aveva ridato speranza a chi crede ancora nella legalità. Il secondo calendario che furono costretti a redarre venne peraltro sottoposto, su insistenza del WWF, all’ esame del Comitato valutazione impatto ambientale della Regione, il quale si mise a lavoro apportarono delle modifiche che, a quel punto, non poterono essere che a favore dell’ambiente. Tutto risolto allora? Macchè, quando si dice la lobby filo caccia.

Il Consiglio Regionale abruzzese, ignorando del tutto il calendario studiato per la seconda volta dai suoi uffici, ne fa addirittura un terzo ma sotto forma di legge. In termini pratici, ha mandato il TAR tra i fumatori d’oppio. Spiegano, infatti, al WWF Abruzzo che la legge è impugnabile solo per gli atti applicativi, come ad esempio il mancato rispetto dei pareri dell’organo tecnico (ISPRA) che la legge nazionale sulla caccia aveva (poverina…) preteso. Il TAR dovrebbe a quel punto rilevarne l’incostituzionalità e portare tutto innanzi alla Corte Costituzionale. Tempi lunghi, insomma. Questo perchè, come ben sanno i politici filo venatori, una legge non può essere sospesa, come ad esempio avverrebbe con l’apposita e veloce ordinanza del TAR.

La Legge-calendario venatorio è stata comunque impugnata dal WWF innanzi al Governo Nazionale. Questo dovrebbe esprimersi a breve sull’invio alla Corte. E’ già successo. In Lombardia, Veneto e Friuli, tanto per citare gli ultimi più recenti interventi, il massimo organo che deve vigilare sul rispetto della nostra costituzione ha dato torto a tutte e tre le regioni. Vedremo per l’Abruzzo, dove nel frattempo, grazie alle astuzie messe in atto, si è iniziato a sparare.

Eppure qualche anno addietro, sempre a causa del WWF che si ostina a voler far rispettare la legge, addirittura l’Unione Europea aveva dato torto ai Consiglieri filo caccia abruzzesi. Partì addirittura la procedura di infrazione e sull’Italia si addensarono le nubi che fanno piovere pesanti multe o altre azioni quali, ad esempio, il blocco  dei finanziamenti comunitari. Oggetto era la caccia in deroga, ossia forme di caccia presentate come tradizionali e per questo sistematicamente consentite in barba ai principi di eccezionalità, per altro motivata, voluti dall’Europa. L’Abruzzo si adeguò. In Lombardia, invece, la condanna è recente. Vedremo cosa faranno.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).