pulcino tortora
GEAPRESS – Un obiettivo comune. Le Regioni, un po’ a detta di tutte le associazioni, sia animaliste che ambientaliste, sarebbero le responsabili dell’aggressività venatoria che caratterizzerà l’ormai prossima stagione di caccia. In particolare, periodo e specie cacciabili sarebbero stati decisi non tenendo conto di quanto formulato dall’ISPRA, ovvero l’organo tecnico a cui lo Stato avrebbe teoricamente affidato i pareri sui prelievi venatori. Sembra ormai una regola quella di non tenere più conto di tale Istituto.

Regioni che lasciano in molti casi via libera alle province.  La situazione  più emblematica è forse quella di Siena, divenuta famosa nei mesi scorsi per la caccia ai cuccioli di volpe in difesa dei quali  si schierò  la grande astrofisica Margherita Hack, recentemente scomparsa. Siena, sottolinea la LAC locale, “gode” già, come molte altre province e regioni, della cosiddetta caccia di selezione agli ungulati. Da giugno a marzo, aggiunge la LAC. Mesi ora in parte sovrapposti alla pre-apertura al primo settembre. “Non se siamo stupiti – dichiara il responsabile LAC Andrea Cucini – visto che già l’anno scorso è accaduta la stessa cosa, nonostante l’ISPRA avesse comunicato parere sfavorevole“.

Stesso rilievo sui mancati rispetti dei pareri ISPRA giunge dalla Sicilia, ovvero una regione che ha un elenco record  di calendari venatori cassati dal TAR. Sarà così anche quest’anno, annuncia il WWF ed a maggior motivo dopo l’incredibile manovra dell’Assessorato regionale Agricoltura e Foreste che a poche ore dalla pre-apertura ha ulteriormente cambiato il calendario. Un provvedimento “salva bracconieri” accusa il WWF che se la prende ora con il Governatore Crocetta. “Mai ci saremmo aspettati un calendario di tal genere – ha dichiarato Ennio Bonfanti, coordinatore delle Guardie volontarie del WWF – dal Governatore che dichiara ancorare la  propria attività ai principi della legalità e della tutela dei beni comuni“. Un esempio per tutti? La pre-apertura al Colombaccio. Sono stati previsti i limiti di carniere, ma l’obbligo di segnare gli animali abbattuti partirà, chissà perchè, a partire dalle ore 13.00 del giorno di caccia. Chi garantirà prima?

A livello nazionale, si parla apertamente di inizio di strage. Per l’ENPA l’atteggiamento delle Regioni rasenta l’abuso e pone di nuovo l’Italia  nel mirino dell’Europa. Il riferimento è infatti alle Direttive di settore non rispettate, dice sempre l’ENPA, grazie al “complice silenzio del Governo”. Un fatto ancora più grave alla luce del recente allarme aviaria e alle richieste, finora inascoltate, di posticipare l’inizio della caccia rispetto ai tempi canonici di apertura, ovvero il 15 settembre. In Italia, invece, si anticipa al primo settembre.

Il WWF nazionale, parla  espressamente di quella che è divenuta una “regola”. Ovvero la pre-aperture al primo settembre, simbolo di una situazione venatoria fuori controllo. Per Dante Caserta, presidente del WWF Italia “la gestione venatoria italiana  continua ad essere in balia dell’estremismo venatorio, delle armi e delle amministrazioni compiacenti“. A dimostrazione di ciò, il WWF cita l’esempio della Tortora. I circa 750.000 cacciatori italiani potrebbero teoricamente abbatterne fino a 15 milioni, ovvero tutta la popolazione europea.

Una classifica tutta negativa che pone alcune regioni in cima ad una lista poco invidiabile. In Umbria, ad esempio, si potranno abbattere ben nove specie in pre-apertura. Appena una in meno nelle Marche. Ai Ministeri competenti, arriva così la nota che richiama agli obblighi  italiani in merito all’applicazione della Direttiva comunitaria 147/209/CE.

Gli alti indici registrati nei sondaggi dell’Eurispes 2013 (87% di italiani contrari alla caccia) sono invece ricordati nel comunicato di Animalisti Italiani Onlus che si sofferma anche sui morti da arma da caccia registrati nella scorsa stagione venatoria.

Preoccupante anche quanto evidenziato dalla LIPU. Tra le specie cacciabili ve ne sarebbero alcune in cattivo stato di conservazione, come nel caso di quaglia e tortora, abbattibili in più parti già dal primo settembre. Il caso più eclatante è però quello della Marzaiola, piccola anatra ormai nidificante nel nostro paese in non più di 350-500 coppie. Sarà possibile ucciderla dal primo settembre in Friuli Venezia Giulia, Marche ed Umbria, oltre che in alcune province toscane. Dal 15 settembre, poi, ci saranno altre 18 specie che la LIPU evidenzia come in “cattivo stato di conservazione”. Tra queste l’allodola, la beccaccia, il mestolone e la canapiglia.

Le preaperture della caccia sono ormai una regola e non più un’eccezione – dichiara Fulvio Mamone Capria, Presidente Lipu-BirdLife Italia – Basta un po’ di pressione da parte dei cacciatori e le Regioni cedono, senza considerare la delicatezza del  momento biologico vissuto in quella fase dagli uccelli, molti dei quali ancora in stato di dipendenza dai genitori“.

Particolarmente gravi sono i casi di preapertura agli uccelli acquatici, che danneggiano le spesso esigue popolazioni stanziali.  Evidentemente – conclude il Presidente Lipu – dopo la denuncia e la condanna sulle deroghe, è giunto il tempo che l’Italia riceva una lezione anche sulla gestione generale dei tempi e delle specie cacciabili”.

Nei comunicati delle associazioni vi è inoltre un altro denominatore comune, La situazione climatica sfavorevole  e la presenza ancora evidente di uccelli in cova. Un esempio per tutti, il pulcino di Tortora (vedi foto) ricoverato nel Centro di recupero di Rimini. Un aspetto, quest’ultimo dove ieri si era soffermato anche l’Eurodeputato Andrea Zanoni (vedi articolo GeaPress ).

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