GEAPRESS – Nelle cene casalinghe di Natale e Capodanno, ma anche nelle trattorie o ristoranti che propongono piatti tipici, attenti a cosa mettete nel piatto. Perché potrebbe essere illegale, e non solo.

Questo l’appello della LAC, Lega per l’Abolizione della Caccia, la quale richiama la pericolosità non solo in tema di difesa degli animali, ma anche della salute umana.

Il piatto base di alcune ricette, proposte spesso anche in occasione di feste e sagre paesane, sono animali appartenenti alla fauna selvatica, dei quali nulla può dirsi sul mantenimento della carni. Polenta e osei, ghiri al sugo, e poi merli, tordi, beccacce per non parlare, spesso, dello stesso cinghiale. Tutti animali di cattura illegale, ancorché la vendita (tranne che per un numero ristrettissimo di specie) è vietata.

Cattura illegale finalizzata a fare bottino, a riempire il carniere del bracconiere, il quale, però, i sentieri trappolati li controlla in maniera incostante. Prova ne sia come spesso, nel corso dei campi antibracconaggio della LAC, vengono trovati lungo lo stesso percorso, animali trappolati da poche ore, come altri già in decomposizione. Il bracconiere, passerà poi a raccoglierli tutti. Aromi forti e corpose marinature, attutiranno il sentirsi degli umori della decomposizione.

Una duplice ragione, dicono alla LAC, per tenere gli occhi aperti e non farsi prendere dalla curiosità (o dalla golosità) di fronte a certi piatti. Sta ai consumatori, con il proprio comportamento, dire un no deciso a qualsiasi offerta di piatti sospetti. Non c’e’ tradizione che tenga: mangiarli equivale ad essere complici di un reato e a contribuire alla distruzione di un patrimonio sempre più fragile.

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