GEAPRESS – Appena ha visto presentarsi la Forestale, non ha opposto resistenza ed ha pure indicato dove erano sistemate le altre trappole. Ha poi consegnato il resto dell’illecito detenuto a casa sua. 23 anni e di Stilo (RC). La Forestale era appostata nei boschi per quelli come lui, i bracconieri di ghiro. Il roditore, una volta eviscerato, viene arrostito ed infine servito in sugo nei ristoranti locali. Un topolino, insomma, da mangiare … .

I Forestali dei Comandi Stazione di Caulonia, Stilo e Gioiosa Jonica unitamente al personale del Nucleo Investigativo NIPAF del Comando provinciale di Reggio Calabria, avevano eseguito numerosi appostamenti, ma la dritta era buona. Una segnalazione che indicava la presenza di un bracconiere abituale. In questo periodo i ghiri si stanno preparando al riposo invernale e sono, per questo, pieni di grasso. Una ventina erano stati catturati in una sola notte. Il valore stimato è di circa 180 euro. In tutto, però, di ghiri a casa del bracconiere, ne sono stati trovati ben 86. Eviscerati e già bruciacchiati per eliminare le tracce del pelo. Poi congelati per la consegna finale al ristorante. Proprio in quei luoghi, tra i Comuni di Bivongi, Pazzano e Stilo, tempo addietro la Forestale individuò un ristorante ove veniva servito il povero ghiro.

Gli animaletti vengono catturati con le micidiali trappole ad archetto. Una volta armate, viene sistemata una ghianda, oppure un’oliva. Quando scattano sul povero animale, possono provocare gravi ferite lasciandolo in tremenda agonia.

Il Comandante Provinciale della Forestale, dott. Giuseppe Antonio Gullì ha disposto proprio in questo periodo controlli specifici ai danni dei bracconieri di ghiro. I bracconieri sono persone del luogo e, pertanto, buoni conoscitori dei boschi.

In tutto, al giovane di Stilo, sono state sequestrate 26 trappole.

Un fenomeno, quello del ghiro da mangiare, molto diffuso nelle ricette regionali. Da nord a sud. E’ però nell’Aspromonte che il roditore assume una rilevanza considerevole nella cucina tradizionale. Vi sono ancora alcuni Comuni che diffondono nel materiale di promozione turistica, ricette a base di ghiro, sebbene specificando che trattasi di un animale non più cacciabile. In alcuni siti di caccia non più a livello locale, anche qui per la diffussione della cultura (venatoria) che fù, sono presenti minuziosi schemi sulla costruzione delle trappole. Un piatto completo, insomma. Dal produttore, ovvero il ladro di animali, fino al consumatore. Di mezzo, quasi esclusisvamente, c’è il settore della ristorazione.

Giova appena ricordare come agli atti delle indagini anti mafia, sono riportate intercettazioni che dimostrano come le riappacificazioni delle famiglie di ‘ndrangheta della costiera ionica, avvengono attorno ad un piatto di ghiro. 

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