DOMANDA:

Ciao, vorrei un’informazione su un articolo del regolamento di Roma per la tutela e il benessere degli animali. Il punto 2 dell’art. 20 afferma che è fatto divieto agli esercizi commerciali fissi di vendita di animali da compagnia di esporre animali dalle vetrine o all’ esterno del punto vendita. Ma se un negozio ha la vetrina interna, nel senso che una porta,un antinegozio con vetrine e poi la seconda porta, ovviamente spalancata, commette comunque questo reato? mi spiego meglio: questa legge è stata fatta esclusivamente per la vetrina, oppure perchè non si deve vedere alcun animale da fuori?

 Una lettrice da Roma

RISPOSTA:

La ratio del divieto di “esporre animali dalle vetrine o all’esterno del punto vendita” va principalmente individuata nell’esigenza di impedire che gli animali siano sottoposti a continuo stress, fatica – e quindi sofferenza – dal contatto visivo, sonoro e fisico con passanti, visitatori, ecc., che di solito stazionano all’esterno del negozio. La vetrina, infatti, generalmente è quello spazio del negozio che dà direttamente all’esterno (strada o area pubblica) nel quale vengono perciò esposti gli oggetti in vendita.
Pertanto il caso specifico che ci descrive non dovrebbe rientrare nella fattispecie sanzionata amministrativamente (non si tratta di un reato) dal Regolamento in questione.
Ciò non significa, tuttavia, che se uno o più animali vengano detenuti/esposti in condizioni di sofferenza (come sopra esemplificato) in tale “vetrina interna” – ovvero in spazi angusti/inadeguati, senza alcuna possibilità di sottrarsi alla vista dell’uomo o a fonti di luce, rumori ecc. o comunque molestie di altro genere per un apprezzabile lasso di tempo – non sia ravvisabile l’ipotesi di maltrattamento e detenzione incompatibile di animali di cui agli art. 727 e 544 ter del Codice penale.
Relativamente alle modalità di detenzione, custodia e allevamento di animali da compagnia, parameri utili sono desumibili dalle seguenti norme:

– “Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia” approvata a Strasburgo il 13 novembre 1987, recepita nell’ordinamento italiano con la recentissima Legge 4 novembre 2010, n. 201 (in Gazz. Uff. 4 dicembre 2010, n. 284)

Art. 4 Mantenimento
1. Ogni persona che tenga un animale da compagnia o che abbia accettato di occuparsene sarà responsabile della sua salute e del suo benessere.
2. Ogni persona che tenga un animale da compagnia o se ne occupi, deve provvedere alla sua installazione e fornirgli cure ed attenzione, tenendo conto dei suoi bisogni etologici secondo la sua specie e la sua razza ed in particolare:
a) rifornirlo in quantità sufficiente di cibo e di acqua di sua convenienza;
b) procurargli adeguate possibilità di esercizio;
c) prendere tutti i ragionevoli provvedimenti per impedire che fugga.
3. Un animale non deve essere tenuto come animale da compagnia se:
a) le condizioni di cui al paragrafo 2 di cui sopra non sono soddisfatte, oppure
b) benché tali condizioni siano soddisfatte, l’animale non può adattarsi alla cattività.

– Accordo Stato-Regioni sul benessere degli animali da compagnia e pet-therapy
recepito con D.P.C.M. 28 febbraio 2003 (G.U. n.52 del 4/3/2003).

Articolo 2
Responsabilità e doveri del detentore
1. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano si impegnano a prevedere disposizioni specifiche che individuino responsabilità e doveri del detentore dell’animale da compagnia stabilendo che chiunque conviva con un animale da compagnia o abbia accettato di occuparsene è responsabile della sua salute e del suo benessere e deve provvedere alla sua sistemazione e fornirgli adeguate cure ed attenzione, tenendo conto dei suoi bisogni fisiologici ed etologici secondo l’età, il sesso, la specie e la razza ed in particolare :
a) rifornirlo di cibo e di acqua in quantità sufficiente e con tempistica adeguata;
b) assicurargli le necessarie cure sanitarie ed un adeguato livello di benessere fisico e etologico;
c) consentirgli un’adeguata possibilità di esercizio fisico;
d) prendere ogni possibile precauzione per impedirne la fuga;
e) garantire la tutela di terzi da aggressioni;
f) assicurare la regolare pulizia degli spazi di dimora degli animali

Articolo 5
Commercio, allevamento, addestramento e custodia a fini commerciali
1. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano provvedono a sottoporre all’autorizzazione di cui all’articolo 24 del D.P.R. 8 febbraio 1954, n. 320 anche le attività di commercio, di cui all’articolo 1, comma 2, lett. c). A tal fine, le Regioni richiedono, almeno, i seguenti requisiti:
a) la conformità ai requisiti di cui all’allegato A) del presente accordo;
b) le generalità della persona responsabile dell’attività ;
c) i requisiti dei locali e delle attrezzature utilizzati per l’attività;
d) la specie di animale da compagnia che si intende commerciare, addestrare, allevare o custodire;
e) il possesso per la persona responsabile, delle cognizioni necessarie all’esercizio di tale attività, di una qualificata formazione professionale o di una comprovata esperienza nel settore degli animali da compagnia;
f) i locali e le attrezzature utilizzate per l’attività abbiano requisiti che siano stati giudicati validi e sufficienti dalle autorità sanitarie della Azienda Sanitaria Locale che ha effettuato il sopralluogo;
g) l’aggiornamento da parte dell’azienda dei registri di carico e scarico dei singoli animali da compagnia, compresa l’annotazione della loro provenienza e destinazione.
2. I requisiti dell’allegato A) non si applicano alle attività di toelettatura, ai canili sanitari e ai rifugi, per i quali si rinvia alle specifiche disposizioni vigenti in materia.
3. Il Ministro della salute, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, provvede ad indicare le modalità di detenzione delle altre specie di animali da compagnia.

Ennio Bonfanti
Coordinatore regionale Sicilia Guardie del WWF