DOMANDA:

Che fine fanno gli animali “da reddito” sequestrati ad allevatori e macellatori abusivi?

Una lettrice da Roma


RISPOSTA:

Anche se il quesito è un po’ generico, possiamo prospettare due diverse risposte.
La prima è relativa al sequestro “sanitario” o amministrativo, normalmente disposto dai veterinari dell’ASL e dal Sindaco. Tale tipo di sequestro (disciplinato, tra gli altri, dal Regolamento di Polizia Veterinaria D.P.R. n. 320 del 08.02.1954  e dal T.U. delle Leggi Sanitarie n. 1265 del 27.07.1934) viene disposto, ad esempio, se gli animali allevati sono risultati positivi ai tests sulla brucellosi o altre zoonosi. Lo scopo è quello di impedire la movimentazione dei capi infetti verso fiere, altri allevamenti ecc. Di norma viene imposto al proprietario/allevatore l’abbattimento immediato di tutti i capi infetti.
Lo stesso iter può riguardare allevamenti abusivi nei quali la provenienza degli animali non è certa (anagrafe zootecnica), per cui in via precauzionale si dispone l’abbattimento degli animali.

Diverso è il caso in cui il sequestro viene effettuato ai sensi del Codice di procedura penale (artt. 321 e 354) per fatti relativi a maltrattamento di animali e reati simili. Uno dei primissimi problemi che la Polizia Giudiziaria e le Procure della Repubblica devono affrontare in casi del genere è il reperimento, immediato, di una struttura dove allocare gli animali sottoposti a sequestro, da affidare ad un custode giudiziale che si occupi del loro mantenimento. Ammesso che venga reperita una simile struttura, vi è poi il problema del trasporto degli animali verso la nuova destinazione…
E’ facile immaginare che nella maggior parte dei casi, visti gli oggettivi problemi pratici e la mancanza di idonee strutture ove custodire gli animali da reddito (per la fauna selvatica o esotica esistono appositi centri in quasi ogni regione, per gli animali d’affezione svariati rifugi e canili), si evita di ricorrere a questo strumento delle indagini penali. Al massimo, si opera un sequestro “formale” affidando gli animali allo stesso detentore/allevatore (magari indagato per maltrattamento) nelle stesse stalle o strutture di detenzione…

Teoricamente anche un privato o un’Associazione protezionista potrebbe essere nominato custode giudiziale di uno o più animali da reddito sottoposto a sequestro, ma anche in questo caso i problemi logistici e pratici impediscono la concretizzazione di tale ipotesi.
In proposito, è ben vero che l’art. 3 della Legge n. 189 del 2004 dispone che “gli animali oggetto di provvedimenti di sequestro o di confisca sono affidati ad associazioni o enti che ne facciano richiesta individuati con decreto del Ministro della Salute” anche grazie al versamento di una parte delle sanzioni pecuniarie introitate dallo Stato per le violazioni della medesima legge. Tuttavia tali previsioni sono ancora largamente inoperanti anche perchè la maggior parte delle Associazioni si dedica con maggiore attenzione agli animali c.d. “d’affezione” (cani e gatti).

Ennio Bonfanti
Coordinatore regionale Sicilia Guardie del WWF