yulin V
GEAPRESS – Iniziano a calare i riflettori sul Festival di Yulin dove migliaia di cani (ma anche gatti ed altri animali) hanno perso la vita per la nota usanza alimentare criticata ormai in tutto il mondo.

Il numero esatto degli animali uccisi, forse, non si saprà mai. Secondo Animal Welfare Project, una ONG con sede in California ed in Cina, il numero potrebbe essere di 40.000. Animali che secondo una indagine della Humane Society International, si sarebbero iniziati ad uccidere già dalla seconda metà di maggio.

Mai come quest’anno, però, la grande città prefettura cinese, nella regione dello Guangxi Zhuang, ha visto al presenza di giornalisti stranieri. Le foto dei cani ammassati nelle piccole gabbie, e poi uccisi e bruciati per togliere il pelo, sono arrivate in ogni angolo del mondo. Un fenomeno in crescità è però costituito dall’impegno degli animalisti cinesi che, rispetto all’edizione dello scorso anno, sono sempre di più  affluiti per le strade di Yulin.

L’aspetto che andrebbe segnalato è probabilmente costituito dall’acquisto dei cani al fine di poterli salvare dal macello. Serve veramente ad arginare il fenomeno? Secondo alcune ONG si tratta comunque di un intervento benemerito, come quello della signora  Du Yufeng, foundatrice del Boai Animal Protection Centre. E’ arrivata a Yulin dalla provincia del Sichuan con 6000 yuan per aiutare i cani. Purtroppo è stata derubata proprio nel mercato pieno di cani pronti per il macello. Le stesse ONG avvertono comuque che la strada per arrivare alla chiusura del mercato è un’altra. Occorre fare pressione sulle autorità e porre finalmente sotto la lente della legalità quanto avviene nella città. I cani, molto probabilmente, sono rubati o prelevati dalla strada. Nessuna garanzia sanitaria, specie per il potenziale veicolo della rabbia, in un paese dove gli allevamenti di cani sono ormai molto pochi e di certo non in grado di rifornire il mercato di Yulin dove, peraltro, il consumo di carne di cane non è limitato solo al noto Festival.

In Cina, probabilmente, ad   aumentare sono gli allevamenti di cani da compagnia e si sbaglia a giudicare Yulin come un città di barbari. Si tratta di una grande e moderna città dove, probabilmente, il mercato tanto criticato viene visto con fastidio da buona parte della popolazione.  Una pubblicità negativa alla quale, in questa edizione, si è abbinato un diffuso sentimento anti occidentale.

Bene, dunque, che l’animalismo sia rappresentato da un fenomeno locale.

Deve comunque far riflettere quanto diffuso da Compassion for China’s Animal, una delle associazioni più attive. I venditori, infatti, avrebbero messo in pratica tecniche “appropriate” pur di vendere a buon prezzo i cani agli animalisti. Così come reso noto dalla ONG, pur di convincere gli animalisti ad acquistare, i venditori colpiscono i cani dopo averli legati (vedi foto). I latrati dei poveri animali convincono subito ad acquistarli.

Yulin, probabilmente, è anche la riproposizione cinese di un problema comune in molti paesi. Non riuscire, cioè, a controllare un fenomeno che è fuori dalla legalità e per il quale è meglio non parlare. Quest’anno le cose sono andate in maniera molto diversa.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati