GEAPRESS – Una brutta storia perché alla fine una cosa è certa. Il cucciolo di muflone è morto, sebbene con strani personaggi che l’hanno raggiunto armati di coltello. Mufloni che, secondo il Coordinamento Protezionista Vicentino (cartello al quale aderiscono le sedi provinciali di WWF, LAV, ENPA, LAC, LIPU ed UNA) fino a circa 4 anni addietro erano assenti. Poi, però, la Provincia li ha acquistati e lasciati andare per i cacciatori. Il piccolo cucciolo è ferito, ma si muove bene tanto da dovere essere tenuto fermo (vedi foto). Secondo le Associazioni vicentine, però, potrebbe essere stato ucciso con motivazioni quantomeno dubbie. Secondo il Comandante della Polizia Provinciale di Vicenza, Claudio Meggiolaro, il piccolo è invece morto a causa delle gravi ferite subite nell’incidente con l’automobile.

I fatti sono accaduti lo scorso 25 aprile in località Ciscati, nel Comune di Conco (VI). Una signora, che si è poi rivolta alla Associazioni, scendeva dall’altopiano di Asiago ed ha notato il piccolo muflone sul ciglio della strada. Era stato probabilmente investito. La signora ferma l’automobile e chiama i Vigili del Fuoco i quali rispondono che avrebbero girato la telefonata alla Polizia Municipale.

A questo punto, però, le versioni sembrano discordare. Il racconto della Signora, raccolto dalle Associazioni, riporta che solo dopo un’ora veniva contattata da un Agente della Polizia Provinciale. Il piccolo, riferisce la Signora, era ferito in maniera non grave tanto da essersi alzarsi per attraversare la strada. Nonostante ciò una persona si era fatta avanti armata di coltello per sgozzare l’animale. Nel corso della telefonata con l’Agente della Polizia Provinciale la Signora si sente, però, presa in giro. Secondo quanto riportato dal Coordinamento Protezionista Veneto, la questione viene trattata con superficialità accusando finanche di eccessiva fantasia chi aveva chiamato per soccorrere l’animale. Poi pure problemi per pagare un veterinario e mancanza di Centri di Recupero. Ad ogni modo la Polizia Provinciale interverrà ma impiegherà almeno un’altra ora, essendo la strada per Asiago (dicono al Comando) intasata per le gite fuoriporta.

Dopo appena mezz’ora, invece, giunge nei luoghi un altro giustiziere del … pomeriggio. Si presenta come Presidente dei Cacciatori e dice che non è servito a niente chiamare la Provinciale, dal momento in cui il cucciolo ha l’osso del collo rotto. Ma come? Poco prima ha attraversato la strada da solo. Passano altri trenta minuti e si presenta infine l’Agente. Parla con il fantomatico Presidente ed invita tutti ad allontanarsi.

Secondo le Associazioni vicentine il cucciolo di muflone potrebbe essere stato abbattuto.

Di diverso avviso il Comandante della Polizia Provinciale di Vicenza Claudio Meggiolaro. I Vigili del Fuoco hanno chiamato il loro Comando alle 18.00 e mezz’ora dopo l’Agente era già sul posto nonostante il traffico. “Facciamo spesso interventi di questo tipo – dice a GeaPress il Comandante – ma il solo Centro che c’è nella Provincia è specializzato per i rapaci. Può capitare che ci appoggiamo a dei volontari, a volte dei cacciatori, ma abbiamo un badget per le cure veterinarie“.

Secondo il Comandante il signore con il coltello non era più in zona quando è arrivato l’Agente. La polemica con la signora, insomma, è frutto di un equivoco. Il piccolo muflone, ad ogni modo, era morente e, secondo il Comandante Meggiolaro è morto poco dopo. Perdeva sangue dalla bocca. Nessuna soppressione, dunque.

Sarà. Senza mettere in dubbio nessuna delle due parti il racconto però appare troppo diverso per tentare di appianare le divergenze. Secondo una versione, il piccolo cucciolo era tanto vispo da riuscire ad attraversare la strada. Secondo la Polizia Provinciale, era invece in procinto di morire.

Su un punto, però, sembra esserci uniformità di vedute. Occorre, cioè, un Centro di Recupero per la fauna selvatica. Lo vogliono anche le Associazioni e servirebbe anche alla Polizia Provinciale a dare una risposta adeguata a chi si rivolge loro per soccorrere animali in difficoltà. “Tante chiamate – assicura il Comandante – alle quali molte volte cerchiamo di far fronte come possiamo. C’è chi ci consegna rondoni. Mi dica lei dove dobbiamo portarli. Spesso provvediamo noi a nutrirli“.

Dal 1992, data di entrata in vigore della riforma della legge sulla caccia, le province avrebbero dovuto provvedere a costruire un Centro di Recupero. Cosa in buona parte fatta in tutte le province venete, ma a Vicenza, roccaforte dei cacciatori nella regione, manca. Loro, i cacciatori, ne vorrebbero uno in montagna. Dovrebbe accogliere gli ungulati (sic!). Le Associazioni, invece, ne vogliono uno nel Bosco di Dueville. Più raggiungibile da tutti, in un’area protetta e disponibile ad accogliere tutta la fauna. Non solo quella di interesse, insomma. Un poliambulatorio in grado di accogliere la volpe, come il riccio o lo stesso muflone. In questo caso, poi, senza i soldi della provincia cacciatrice, non sarebbe mai finito investito. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).