incendio cile
GEAPRESS – Oltre ogni possibile immaginazione. L’inferno che ormai da tre giorni si è scatenato su Valparaiso, secondo porto per importanza del Cile, tiene ancora sotto scacco i soccorritori.

Gli ultimi dati rilasciati dal Ministero dell’Interno cileno, riportano di undici elicotteri, sei aerei e duemila tra poliziotti e soldati in aggiunta ai Vigili del Fuoco fatti affluire da tutto il paese. I senzatetto sono almeno 11.000 mentre le case  evacuate  2500.  Quindici i morti accertati,  mentre gli ettari percorsi dal fuoco sono ben 1140. Cinquecento persone sono inoltre dovute ricorrere all’aiuto dei sanitari.

Un disastro che vede però coinvolte centinaia di persone alla ricerca di cani, gatti ed altri animali che erano presenti nelle abitazioni evacuate. Un appello al quale le associazioni animaliste cilene stanno cercando di rispondere a distanza di soli pochi giorni dall’altra emergenza, ovvero il terremoto che ha colpito ampie aree del paese (vedi articolo GeaPress).

Quello che si lamenta è la mancata previsione del problema. Il fine, infatti, non è solo quello di salvare un animale, ma tranquillizzare i proprietari che vogliono tornare nei luoghi per cercarli. Ci sono poi i problemi di accoglimento di persone con cani, gatti e gabbie con uccelli e criceti. Nei luoghi predisposti per gli sfollati non sempre si è tenuto conto di questo aspetto.

Le associazioni animaliste che stanno gestendo i soccorsi hanno provveduto a stilare un registro ove vengono riportati i casi segnalati di animali smarriti. Nel caso di ritrovamento è così possibile compararli con i dati forniti. Ai proprietari vengono inoltre forniti cibo e sanitari nel caso necessari.

Ci sono poi i cani ed i gatti ricovarati nei rifugi ed ancora non riscattati. Per questi di cercano affidatari temporanei rendono così disponibili nuovi spazi per le emergenze. Non mancano, però, anche i casi più penosi. Corpicini ritrovati nei luoghi dell’incendio. Qualora ancora riconoscibili, vengono fotografati per l’eventuale riconoscimento. Solo in questo caso la pratica si considera chiusa.

Si deve tener conto dell’angoscia che contraddistingue una persona che hanno subito il disastro. Una situazione di stress estremo al quale si cerca di far fronte anche grazie al ricongiungimento con il proprio animale. L’effetto è duplice: si evita di far tornare le persone nei luoghi, intralciando il lavoro dei soccorritori, mentre potere riabbracciare un affetto, di certo contribuisce a ridare speranza.

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