GEAPRESS – Hanno temuto che almeno la metà potessero morire, ed invece i volontari della LIPU hanno fatto i miracoli. Quasi tutti gli implumi di tordo, sequestrati dai Carabinieri di Prato lo scorso maggio (vedi articolo GeaPress), si sono salvati. Per l’esattezza, si tratta di 400 Cesene, una grazioso tordo ambito dai cacciatori con richiami vivi.

Erano denutriti e completamente disidratati – ha dichiarato Chandra Brondi del Centro Recupero Uccelli Marini e Acquatici di Livorno – Li abbiamo nutriti ogni ora con cibo adatto allo svezzamento, in più si sono aggiunte complicazioni dovute ad alcune patologie sia per lo stress che per alcuni parassiti intestinali“.

Un lavoro enorme gratificato da un’alta percentuale di piccoli animaletti che sono riusciti, così, ad evitare la morte. Ad impegnarsi per loro anche gli operatori del Centro Toscano Recupero Avifauna Selvatica, di Empoli. Il numero di tordi sequestrati, era talmente elevato che la LIPU dovette subito lanciare un appello affinchè si trovassero volontari sufficienti ad assicurare le adeguate cure per i volatili rubati ai nidi.

Ma a cosa servivano e da dove provenivano le Cesene?
Erano state raccolte nei frutteti della Polonia. Se già non erano stati sottoposti al taglio, sarebbero poi state sicuramente “sessate”. Al cacciatore, infatti, occorre un “richiamo vivo” (purtroppo ancora autorizzato in Italia sebbene non da prelievi al nido) rigorosamente maschio. Sono questi, infatti, che cantano, dopo mesi fatti passare in penombra, ed attirare così i migratori autunnali.

I piccoli, con una lametta, vengono sottoposti all’apertura dell’addome. Se maschi vengono …. ripristinati con una colla istantanea, se femmine, semplicemente gettate vie. Segue poi la dura prova dell’allevamento in cattività, dove vengono poi immessi nel circuito legale con la semplice apposizione di un anellino che ne attesta la nascita in cattività. Evidentemente la richiesta italiana è talmente elevata che si richiedono anche dall’estero. Già l’anno scorso, ad esempio, la Polstrada di Palmanova (UD) ne sequestrò ben 500. Erano trasportati sempre da cittadini polacchi.

Intanto le quattrocento Cesene polacche, sequestrate e riabilitate dalla LIPU in Toscana, sono state trasferite. Grazie ai mezzi forniti dalla Polizia Provinciale di Prato e Livorno, sono giunte stamani nelle voliere del Centro Recupero Fauna Selvatica vicino Casteller, in provincia di Trento. Ad accogliere lungo la strada la carovana di volontari LIPU e della Polizia Provinciale, c’erano il Comandante del Servizio foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento, Christian Tabarelli, ed il Comandante della Stazione dei Carabinieri di Vaneze del Bondone, Fediliano Boscarato.

E’ seguita poi la delicata operazione di trasferimento nelle voliere. Una “prigionia” breve, assicurano alla LIPU. Il tempo dell’acclimatamento e poi la tanto attesa liberazione nei boschi del trentino, ovvero una delle aree del nostro paese dove la Cesena è particolarmente diffusa. Poi la migrazione autunnale nei paesi caldi.

Un miracolo, dunque, se si considerata che la mortalità degli implumi prelevati dai nidi è altissima. Un successo ottenuto grazie al sacrificio di tante persone che per quasi due mesi si sono totalmente dedicate. Tra poco, alle Cesene, penserà la natura, come è giusto che sia. 

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