GEAPRESS – Lo speciale Ufficio della WSPA (World Society for the Protection of Animals) subito dopo la notizia del disastroso terremoto che ha colpito il Giappone, ha già attivato la sua speciale sezione costituita proprio per affrontare le emergenze. I primi contatti sono stati presi sia con la Japan Animal Welfare Society che con altre realtà protezioniste giapponesi. La prima urgente fase sarà quella del monitoraggio  al fine di indirizzare al meglio gli aiuti. La WSPA opera, in questi casi, sia in collaborazione con le Associazioni locali che con le autorità, anche governative, che intervengono per gli aiuti umanitari e che spesso chiedono la loro assistenza.

Già nei prossimi giorni le unità speciali della WSPA saranno operative. Gli interventi consistono sia in aiuti immediati, quale cibo, acqua, mezzi per l’evacuazione degli animali, vaccini e ricoveri d’emergenza, ma anche tramite cliniche mobili veterinarie. Un importante aiuto è inoltre fornito ai proprietari degli animali. Le unità, infatti, si occupano anche del ritrovamento e della consegna ai proprietari. Un fattore importante, nei prossimi giorni, sarà capire come si evolverà l’allarme nucleare lanciato ieri dal Giappone.

CHE TIPO DI CENTRALE NUCLEARE E’ ANDATA IN TILT

Dopo la scossa di terremoto le centrali nucleari interessate (il Giappone ne possiede 55) hanno attivato il sistema di spegnimento automatico. Nel complesso nucleare di Fukushima Daiichi, nei pressi della città di Onahama a circa 270 chilometri a nord est di Tokyo, vi sono stati numerosi problemi. Si tratta di uno dei più grandi impianti nucleari al mondo. In tutto dieci reattori, distinti in due diversi plessi. Nel primo, costituito da sei reattori, tre sono stati spenti ed in due si sono avuti problemi all’impianto di raffreddamento. In uno di questi, la situazione è più grave dal momento in cui il sistema di raffreddamento risulta compromesso. Nella seconda unità, invece, vi sono quattro reattori. In tre casi si sono avuti problemi all’impianto di raffreddamento e sono stati chiusi. La pressione del vapore risulta però in aumento negli edifici di contenimento. Secondo la Tokyo Electric Power Company, lo spegnimento del reattore non equivale infatti al mancato pericolo. Bisogna mantenere attivo l’impianto di raffreddamento e, sempre secondo la stessa compagnia, il rischio è che due dei tre reattori possano essere danneggiati.

La situazione più grave si registra però in uno dei reattori del plesso numero uno. A causa del terremoto vi è stata una interruzione di fornitura di energia che avrebbe dovuto mantenere  funzionante l’impianto di raffreddamento. In questo caso entrano in azione dei generatori diesel ma sono stati danneggiati dal maremoto che li ha allagati.

Il reattore in questione è del tipo Boiling Water Reactors (BWR), molto diffuso in Giappone. Il meccanismo di funzionamento è abbastanza semplice. L’acqua, raggiunto il reattore, passa allo stato gassoso ed il vapore attiva la turbina. Raggiunto il condensatore l’acqua ritorna allo stato liquido e viene nuovamente avviata al reattore. Quando si interrompe il raffreddamento, il sistema va in tilt ed aumenta la pressione del vapore. Il combustibile si surriscalda e rilascia radioattività. Nel caso più grave, ovvero la mancanza dei generatori diesel, entrano in funzione delle batterie, ma evidentemente non sono state sufficienti ad evitare che la pressione si innalzasse di ben due volte. Il fatto che il vapore risulti poi contaminato è il segnale che il reattore è danneggiato. E’ fondamentale, pertanto, che il combustibile venga raffreddato. Gli Stati Uniti hanno già fatto arrivare in Giappone  liquido refrigerante.

A Three Mile Island, luogo del famoso incidente nucleare statunitense, la grave parziale fusione del nucleo, poi per fortuna interrotta, avvenne con temperature ancora più elevate. Secondo una nota dell’Agenzia AP, diffusa stamane, anche in Giappone potrebbe essere in atto una fusione. Lo ha dichiarato un funzionario della Commissione per la sicurezza nucleare del Giappone, Ryohei Shiomi. Oltre 51.000 residenti sono stati evacuati in un raggio di poco meno di dieci chilometri dalla centrale. Le autorità giapponesi stanno in queste ore valutando la possibilità di un rilascio controllato di vapore radioattivo al fine di ridurre la pressione.

Da precisare che alcuni tecnici che hanno fornito alle Agenzie di Stampa le informazioni del caso non hanno voluto dichiarare la loro identità. Le autorità giapponesi, comunque, ritengono per ora remoto il verificarsi dello scenario più catastrofico, il quale comporta anche l’esplosione della stessa centrale. Il WWF internazionale ieri ha diramato una nota dove chiede al Governo giapponese la massima trasparenza su quanto sta accadendo nella centrale di Fukushima Daiichi. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).