excalibur
GEAPRESS – Un anno ed una manciata di  ore in più, da quando, cioè,  le Autorità sanitarie spagnole decisero di requisire e sopprimere il cane che, per tanti anni, aveva convissuto con la famiglia dell’infermiera che si era ammalata di Ebola. Il cane venne soppresso, … per paura.

Un atteggiamento diverso ebbero invece le autorità americane nei confronti di un altro “pets” che aveva condiviso lo stesso appartamento della persona che si era ammalata. La Spagna, però,  decise di ricorrere in altra maniera.

Lo ricorda, a distanza di un anno, Javier Limón il padrone di Excalibur che in una commovente lettera inviata al PACMA (il Partito Animalista Spagnolo) ha voluto ringraziare le tante persone che non hanno mai smesso di dimostrare il loro affetto. Ora, come allora, quando molte migliaia di persone si mobilitarono per impedire la soppressione di Excalibur.

Non è stato un anno facile per noi – ha riferito al PACMA Javier Limón – Era il figlio che non abbiamo mai avuto. Anche oggi ci ritroviamo a chiedere giustizia per una morte che non doveva mai verificarsi”. Il padrone di Excalibur ricorda poi il caso dell’infermiera americana anch’essa contagiata dall’Ebola. Anche lei aveva un cane, messo in quarantena e poi restituito. Un esempio di sensibilità dimostrato innanzi al mondo.

Anche Excalibur non era mai stato infettato dal virus. Anzi, proprio la mattina in cui Teresa veniva ricoverata in ospedale,  il marito entrò in contatto con l’umidità della bocca del cane. “Poteva essere un’occasione unica per studiare qualcosa di più sulla malattia che ha ucciso migliaia di persone in Africa e sapere come trattare i futuri casi nella  maniera migliore“. Excalibur, invece, venne ucciso anche se autorevoli ricercatori che avevano studiato la malattia direttamente in Africa, si erano espressi contro l’abbattimento del cane.

Per evitare il ripetersi di simili casi, si chiede ora la stesura di un protocollo al quale attenersi in futuro. Di fatto, ancora oggi, l’errore di Excalibur  potrebbe essere  percorso. Anzi, sembra questo l’amaro risultato di una petizione che ha raccolto oltre 270.000 firme. Si chiedeva  un piano di intervento da attuarsi in casi simili. La soluzione, però, sembrerebbe ancora quella della soppressione.
Mentre i protocolli nei confronti degli umani sono cambiati in meglio da un anno a questa parte, per gli animali le cose stanno in maniera profondamente diversa. Invece, aggiunge il padrone di Excalibur, occorrerebbero strutture particolari per l’eventuale detenzione degli animali.

Se ci sforziamo di essere persone un po’ migliori – ha concluso Javier Limón – saremo di certo tutti un po’ più felici“.

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