GEAPRESS – L’ultimo salvataggio è avvenuto, sempre grazie all’ENPA di Savona, nella spiaggia di Varazze. Un gabbiano con l’amo nello stomaco. Solo l’ultimo di una lunga serie. Ami occultati in pesciolini-esca di silicone, finanche i recuperi congiunti con la Capitaneria di Porto nella Riserva Naturale dell’Isola di Gallinara, difronte Albenga. Ora l’ultima disgraziata vittima degli abbandoni di ami e lenze lungo le spiaggie. Per lui, però, si dovrà sperare solo nella sorte. L’amo, infatti, si è andato a sistemare in un punto dello stomaco impossibile da operare. La speranza, dunque, è che nei prossimi mesi i potenti succhi gastrici tipici di questi uccelli, riescano a corrodere l’amo, consentendone la sua espulsione.

Rimarrà, così, appesa ad un filo la speranza che il gabbiano possa farcela. Una nuova vittima della pesca lungo le spiagge, incredibilmente concessa, dicono all’ENPA, nonostante i pericoli non solo per i gabbiani ma anche per gli altri usufruitori inconsapevoli dei pericoli dei luoghi, come ad esempio i bambini.

Il divieto di pescare nelle spiagge, esiste solo di giorno e nella stagione estiva. Le pressioni dell’ENPA e la collaborazione della Capitaneria di Porto hanno, comunque, determinato che l’abbandono di ami ed attrezzi da pesca nelle spiagge sia specificatamente sanzionato. L’indisciplina, però, dei pescatori richiederebbe a questo punto un provvedimento di interdizione.

Secondo l’ENPA questi tipi di pesca, altresì definiti da alcuni come “minori”, arrecano un notevole danno alla fauna marina, colpita peraltro in un luogo molto delicato, come l’ecosistema delle coste. Una difficoltà in più, creata da questi ricorrenti incidenti, che grava sull’ENPA costretta a sobbarcarsi le spese di recupero e mantenimento che dovrebbero, invece, interessare altri enti, come ad esempio quelli gestori delle Riserve dove vengono ritrovati a volte gli animali.

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