GEAPRESS – Ci risiamo, dopo Genova (vedi articolo GeaPress), ora anche per Savona scocca il mezzogiorno di fuoco per i cinghiali. In via XX Settembre la Polizia Provinciale ne ha ucciso uno a colpi di arma da fuoco. Forse era arrivato in città seguendo il corso del Letimbro, il torrente che sfocia proprio a due passi dal porto. Di sicuro, dicono all’ENPA cittadina, che denuncia l’accaduto, non meritava questa fine.

La protezione animali, critica in particolare il meccanismo ormai automatico di sparare ed uccidere ogni animale che possa costituire un pericolo, vero o presunto, per l’incolumità pubblica. Anzi, a tal proposito, l’ENPA ricorda la pericolosità nell’uso di armi da fuoco in pieno centro urbano.

Niente linee guida e piani d’azione per affrontare il problema, che invece andrebbero stabiliti urgentemente in sede di Prefettura. Il cinghiale andrebbe catturato solo con l’uso di un dardo anestetico e trasferito in luoghi distanti. Non si tratta di liberazione di cinghiali, cosa di per sè non più consentita, ma di restituzione in natura. Tra l’altro, proprio a Savona, gli stessi volontari sono più volte intervenuti per “ricacciare” a monte del Letimbro, non solo cinghiali ma anche caprioli, finiti terrorizzati nel fiume.

Le Ordinanze di abbattimento, come nel caso di Genova, sono motivate con il fine della tutela della circolazione stradale e perciò dell’incolumità pubblica. Non vi sono, invece, pericoli diretti che il cinghiale può causare all’uomo. Anzi, almeno per il capoluogo ligure, sono ormai in molti i cittadini che, criticati anche dall’interno del mondo animalista, forniscono quotidianamente il cibo per i cinghiali ma anche volpi e più di recente caprioli. 

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