foto pr piena 2008
GEAPRESS – Ci vorranno ancora giorni per potere definire una prima stima degli animali d’allevamento morti nel corso dell’alluvione che ha colpito la Sardegna.  Già nel comunicato diffuso ieri dalla Coldiretti veniva riferito di allevatori che non riuscivano più a trovare il bestiame. Oggi, la stessa associazione parla di numerosi animali morti ritrovati lungo le spiagge. A chilometri di distanza, dunque, dove la furia dell’alluvione, persa la sua energia, ha riposto i corpi di suini, vitelli, ovini ed altri animali di varie aziende andate sott’acqua. Proprio quest’ultimo termine era stato infatti utilizzato dalla Confederazione Italiana Agricoltori per inquadrare la gravità di quanto avvenuto nelle ultime 48 ore.

I primi dati per provincia sono diffusi oggi dalla Coldiretti la quale riferisce di “greggi spazzate“.  Diverse centinaia di ovini morti vengono segnalati per il comune di San Gavino Monreale, uno dei più colpiti della Provincia del Medio Campidano.

Di mancato ritrovamento di intere greggi, oltre che di bovini e suini, è quanto invece segnalato per i comuni di Posada e Torpè, in provincia di Nuoro. Letteralmente spazzati via, riferisce sempre la Coldiretti, dalla furia del Rio Posada che ha rotto gli argini trascinando in mare tutto quello che si è trovato innanzi. La stima, sempre per il nuorese, è di almeno un migliaio di animali morti, di cui solo un centinaio recuperato. Poi un dato inquietante che potrebbe far riflettere sulla prevenzione. La Coldiretti, infatti, sottolinea come  “molti allevatori hanno accudito il bestiame fino alle 17 per poi rientrare in paese mancando di poco l’ondata di piena, giunta verso le 20, che ha cancellato le aziende“. Possibile che non sia arrivato alcun allarme?

Per il Presidente della Federazione regionale agronomi e forestali dott. Crobu “per quanto attiene il limite di edificabilità di 150 metri dalle fasce pluviali, bisogna considerare che le aree che insistono sulle alluvioni recenti devono essere tutelate integralmente senza limiti, le alluvioni recenti sono le normali casse di espansione di fiumi e torrenti per cui non sono edificabili per l’alto riconosciuto rischio di inondazione; sono le aree con i suoli più fertili adatti alla coltivazione della gran parte di colture erbacee ed arboree“.

Le casse di espansione rappresentano le naturali aree che vengono allagate dalle acque di un fiume che esonda. Contengono la piena, diminuendone l’energia e regolando in qualche maniera l’acqua che fluisce a valle. Non c’è bisogno di soffermarsi sulla Sardegna per rilevare come proprio queste zone sono un po’ in tutta Italia quelle dove ricadono insediamenti produttivi se non addirittura centri urbani.  Impossibile non fare riferimento al Piano paesaggistico proposto allora dell’ex Presidente della Regione Sardegna Renato Soru e non voluto perché inteso troppo “ambientalista”. Intervistato da Sky tg24, proprio a proposito delle polemica, Soru ha oggi riferito come prevedere i piani fluviali non significa essere un  “ambientalista talebano”. Un accorato appello per la salvaguardia dell’ambiente sardo in funzione di uno sviluppo sostenibile, quello di Soru, che evidentemente ha sollevato quesiti quasi temuti visto che,  mai come in questo disastro, sembra quasi essere vietato parlare di cause umane e mancata prevenzione.

Eppure c’è una foto che è quasi diventata un simbolo di questa alluvione. E’ stata scattata non molto distante da San Gavino Monreale e mostra un gregge che sembra ormai in procinto di essere travolto dalle acque. Una foto che però è stata scattata in altra piena, quella del 2008, del fiume Mannu nel vicino paese di Furtei.

Un simbolo degli errori che si ripetono?

Per la cronaca una sequenza fotografica delle foto è tutt’ora presente nel sito web della provincia del Medio Campidano, mentre su You Tube sono presenti i video con il salvataggio dall’elicottero (VEDI VIDEO) del pastore che aveva atteso alzando le mani in cielo l’arrivo degli aiuti (VEDI VIDEO).

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