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GEAPRESS – Sta meglio la lupa trovata trappolata nel Parco Regionale dei Monti Lucretili (RM). Il consulto dei Medici Veterinari della Clinica Croce Azzurra con gli esperti del Parco Faunistico Piano dell’Abatino (RI), avvenuto venerdì scorso, ha per adesso consigliato di non ricorrere all’amputazione della zampa.

Come è noto la lupa era rimasta trappolata in un’area del Parco (vedi articolo GeaPress) e  per tentare di liberarsi dal possente laccio-cappio in metallo predisposto per i cinghiali,  si era presa ripetutamente a morsi. Le zampa posteriore sinistra, mostrata dal dott. Antonio De Marco, responsabile del Parco dell’Abatino, fa una pena infinita. La parte distale appare quasi come un macinato amorfo di tendini, pezzi di ossa e brandelli muscolari. Questo, ovviamente, agli occhi dei profani dal momento in cui gli esperti hanno deciso di tentare una terapia opportunamente integrata da antibiotici, nella speranza che la parte si possa cicatrizzare fino alla perfetta riabilitazione della lupa. Viceversa, l’ipotesi dell’amputazione, precluderebbe per sempre ogni ritorno in natura.

La lupa è stata salvata dai Guardia Parco e dal Corpo Forestale che hanno tra l’altro provveduto ad una corposa bonifica del territorio. La zona, infatti, presentava molti altri lacci-cappio.

E’ un problema che non finisce mai – riferisce a GeaPress il dott. Antonio De Marco – I lupi, ma anche volpi, istrici e tassi, oltre che agli stessi ungulati, rimangono vittime di lacci e di tagliole. Una pratica – aggiunge il dott. De Marco – quella del bracconaggio, largamente diffusa e difficile da reprimere, essendo silenziosa e messa in atto da persone che conoscono bene il territorio“.

Tante storie, quelle che approdano al Parco Faunistico Piano dell’Abatino. Dagli uccelli rapaci agli ungulati, fino ad uno degli ultimi casi capitato in piena notte lungo la Salaria. Una ragazza ha, infatti, chiamato il Parco Faunistico avendo rinvenuto un Istrice ai bordi della strada. Un probabile investimento. La ragazza non si è mossa da quel luogo finché gli operatori non sono arrivati. Nei giorni successivi ha chiamato più volte per sincerarsi dello stato di salute. Una speranza, dunque, di una sempre maggiore sensibilità.

E la lupa dei Monti Lucretili? Guarda, tra lo spaventato (come è normale che sia per un animale selvatico) e l’innata curiosità. Per descriverla basterebbe solo guardarla negli occhi. Racchiudono in sé la naturale diffidenza di un animale selvatico mista quasi ad un pizzico di comica ingenuità. Sembra quasi che si stia chiedendo come ha fatto a ritrovarsi in quel luogo.

E’ lì per le crudeli insidie dell’uomo. Per sua fortuna, altri uomini, dai Guardia Parco al Corpo Forestale, fino ai Veterinari della Clinica Croce Azzurra ed agli esperti del Parco dell’Abatino, si stanno prodigando per lei.

Speriamo al più presto di poterla rivedere libera nei boschi.

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