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GEAPRESS – Avverrà domani la liberazione del Falco pellegrino recuperato nel mese di marzo e riabilitato dal CRAS il Frullone di Napoli.   Alla liberazione sarà presente il Corpo Forestale dello Stato di Castellammare di Stabia (NA) ed i volontari del WWF Penisola Sorrentina.

L’appuntamento, informa una nota del WWF, è in Piazzetta Sagristani ai Colli di Fontanelle (S.Agnello) alle ore 10.45. Da lì si procederà sulla via Nastro Azzurro fino alla curva a gomito dove è visibile l’edicola con la Madonna e una statua del Cristo. Dopo un breve percorso nel castagneto, in circa 15 minuti, si giungerà in località “pizzetiello” dove si effettuerà il rilascio. Alle zampe del rapace è stato messo dagli esperti ornitologi un apposito anello di riconoscimento per poterlo monitorare in futuro.

Il rapace era stato rinvenuto ferito da arma da fuoco nel mese di marzo in periodo di caccia chiusa.

Secondo il WWF il Falco pellegrino deve il suo nome al cappuccio nero che i pellegrini erano soliti indossare. Si tratta di un animale affascinante e spettacolare soprattutto nelle imbattibili picchiate: con una velocità fino a 384 chilometri all’ora è il più veloce tra tutti gli animali esistenti.

Le critiche sono ora rivolte a chi, imbracciando quel fucile, ha rischiato di atterrare per sempre il Falco pellegrino.

Un singolo cacciatore che non rispetta le regole – dichiara  Claudio d’Esposito Presidente del WWF Penisola Sorrentina – con una sola cartuccia di polvere da sparo può fare enormi danni… di contro, per cercare di rimediare devono lavorare in tanti: i cittadini che rinvengono il rapace in difficoltà, gli attivisti del WWF che coordinano i soccorsi, gli agenti del Corpo Forestale dello Stato, i veterinari dell’ASL, gli esperti del Centro di Recupero Fauna Selvatica, i tecnici radiografi, gli assistenti che accudiscono l’animale durante la degenza, gli ornitologi che devono riabilitare il rapace e provvedono al suo inanellamento“. Per il responsabile del WWF è impossibile confondere un uccello rapace diurno con qualsiasi altra specie.

Se tali animali vengono abbattuti – spiega d’Esposito – lo sono deliberatamente, e questo ci dovrebbe far riflettere sulla scarsa professionalità e la civiltà inesistente da parte di talune persone che continuano ad “imbracciare” indebitamente e pericolosamente un’arma da fuoco“.

In ultimo un  appello ai cacciatori. “Ci auguriamo – auspica Claudio d’Esposito – che quei cacciatori sensibili, che pur ci sono, decidano quanto prima di appendere il fucile al chiodo, e di passare dalla parte di chi, tutti i giorni, combatte per salvare dai continui e devastanti attacchi del cemento e della speculazione il paesaggio, la flora e la preziosa fauna del nostro territorio“.

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