GEAPRESS – Passata, in gran parte, l’eccezionale ondata di maltempo con le sue abbondanti nevicate il Parco Nazionale D’Abruzzo, Lazio e Molise fa il bilancio di queste ultime settimane.

Terminato il tempo della emergenza più grave – dice il Presidente del Parco Giuseppe Rossi – e,  talvolta, delle esagerazioni e drammatizzazioni oltre misura, per non dire di qualche tentativo di strumentalizzazione, possiamo fare il punto della situazione su quanto realmente accaduto al Parco e al suo patrimonio naturale, sulle azioni messe in campo dall’Ente.”

L’impegno più importante, ovviamente, ha riguardato la fauna protetta presente all’interno del Parco. L’attività di monitoraggio e, in taluni casi, di soccorso ha visto impegnati Guardie e mezzi dell’Ente Parco, sia in Abruzzo che nel Lazio e nel Molise. In notevole difficoltà si sono trovate alcune popolazioni di ungulati (cervi e caprioli soprattutto), sbandati nella tormenta, ma che hanno sostanzialmente ben superato il momento più difficile, senza subire gravi perdite.

Nessuna “ecatombe” degli animali del Parco, nessun bilancio catastrofico, precisa l’Ente. I servizi scientifici del Parco hanno avuto modo di precisare che le nevicate di queste settimane, per quanto intense e durature, rientrano nella ciclicità della natura, quando si verifica la  cosiddetta selezione naturale, permettendo di sopravvivere agli individui più sani di ogni specie e garantendo così il corretto equilibrio tra le stesse.

Le Guardie del Parco, in servizio 24h con appropriate turnazioni, hanno seguito costantemente branchi dai 20 ai 60 animali (uno nel Molise di 120), evitando al massimo qualsiasi “interferenza” e tenendo quindi conto del normale ciclo della loro vita, soggetto al processo di selezione naturale. Il Parco si  è limitato a sostenere, con modestissimi ed eccezionali interventi alimentari su piccoli branchi di cervi effettivamente in difficoltà che durante le nevicate hanno stazionato in maniera permanente tra il lago di Barrea, la Camosciara e la valle sopra Pizzone.

Dai rapporti dei servizi di sorveglianza si evince che gli animali morti rinvenuti nel fondovalle sono appena quindici (13 cervi, 1 capriolo, 1  cinghiale). Alcuni di questi sono stati predati da cani. Il numero delle “vittime” è però certamente superiore, ma normale, considerando esemplari non rinvenuti ( sepolti dalla neve e destinati ad alimentare gli orsi al loro risveglio primaverile) e altri predati dai lupi, che esercitano così la loro funzione “regolatrice” degli equilibri della natura.

Non è sicuramente la neve – conclude il Presidente Rossi – il pericolo o il problema per orsi e lupi, cervi, caprioli e camosci. Ben altre, e si conoscono tutte, sono invece le cause delle loro difficoltà e, addirittura del rischio, per alcune specie, di estinzione. Non sarebbe male se l’opinione pubblica (magari con l’aiuto del mondo della comunicazione) cominciasse, serenamente ma decisamente, ad indignarsi della scarsa sensibilità istituzionale e politica verso la rimozione di queste cause.”

Tra gli altri interventi, certamente gravosi quelli relativi alla messa in sicurezza del proprio patrimonio infrastrutturale, nonché la collaborare con gli enti locali e le organizzazioni del territorio nelle attività di soccorso e di assistenza, contribuendo ai lavori di sgombero della neve dalle strade e dai tetti, al monitoraggio delle situazioni di speciale difficoltà, alla assistenza alle piccole aziende agricole disseminate nel territorio e duramente colpite dagli eventi.

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