GEAPRESS – Morte scampata per un randagio che vive all’interno dell’Ateneo palermitano. Luogo della scongiurata tragedia, la Fossa della Garofala, alle spalle della facoltà di ingegneria. Si tratta di un parco urbano poco conosciuto, oggi sito archeologico, sopravvissuto all’avanzata del cemento. Nella vasta area, gallerie e cisterne si dipartono da una cavità, al centro della quale si trova un gazebo in ghisa che sovrasta un’enorme vasca circolare.

Proprio all’interno di una delle quattro sezioni della vasca finisce accidentalmente il povero animale. Il suo pianto continuo e disperato attira l’attenzione di una studentessa. La ragazza che abita difronte la cittadella Universitaria è la prima a dare l’allarme.

Il cane, un meticcio di grossa taglia, fa parte della vasta famiglia di randagi che popolano l’ateneo e di cui si occupa da anni la dott.ssa Barone, docente universitaria, assieme ad altri volontari. Sul posto, avvisata proprio dalla Prof.ssa Barone, giunge Laura Girgenti, volontaria accalappiatrice del Canile Municipale di via Tiro a Segno, poi arrivano le volontarie Marisa Salemi e Giusy Caldo, consigliere, quest’ultima, della Lida di Palermo. Ma il recupero non è semplice. Urgono, ancora, rinforzi e mezzi specifici.Decisivo, infine, l’intervento delle Unità Cinofile della Polizia Municipale, per il buon esisto delle operazioni di soccorso.

Nonostante le difficoltà, dovute soprattutto alla stazza del cane, l’animale, recuperato dalla profonda buca, scapperà in pochi attimi, tornando libero di scorazzare dove è nato, fra le campagne della cittadella universitaria, assieme ai suoi compagni di vita.

L’aiuto ed il sostegno del Commissario Motta e degli ispettori della squadra cinofila” dichiara Giusy Caldo, consigliere della Lida Palermo “sono stati determinanti. Siamo grati, inoltre, a quegli studenti che non hanno voltato le spalle, portandoci a conoscenza della situazione, e senza la cui segnalazione l’animale sarebbe senz’altro morto”.

In effetti, i randagi che popolano l’Ateneo Universitario, oltre ad essere costantemente monitorati ed assistiti da professori e volontari sensibili, sono senz’altro benvoluti dalla maggior parte degli studenti. Alcuni anfratti, però, andrebbero certamente chiusi o, comunque controllati sistematicamente. Si scongiurerebbe, in tal modo, ogni sorta di pericolo, per persone ed animali.

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