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GEAPRESS – A chiedere di lui erano state centinaia di persone. Purtroppo, per il cucciolo di Rottweiler  non c’è stato niente da fare.

Era stato abbandonato in gravissime condizioni di salute  lo scorso 17 febbraio. Qualcuno lo aveva legato  al cancello del canile municipale di Palermo (vedi articolo GeaPress).

La potenza dei social network aveva poi catapultato la sua storia ovunque. Abbandonato perchè gravemente malato.

Chi per primo lo vide al cancello, non aveva subito capito che trattavasi di un cane. L’addome enorme e le zampe deformi. Il referto veterinario fu tremendo: una grave stenosi all’arteria polmonare e all’aorta. Una situazione gravissima che era stata affrontata dai volontari palermitani con l’immediato ricovero in una clinica veterinaria privata. Poi i consulti con Veterinari di più regioni.

L’addome del povero cucciolo, era colmo di liquidi e nulla è stato possibile per fermare l’ascite.

Diciannove giorni di passione e tanti momenti di intensa tenerezza. Gli occhi da Rambo hanno generato mille domande; non finivano mai di seguire i volontari impegnati nell’assistenza quotidiana. L’ultimo responso, che si attendeva da uno specialista del nord Italia, ha spento la piccola speranza. Rambo, ma per alcuni era semplicemente Ranocchio, aveva iniziato a soffrire e l’incredibile deformazione delle zampe (di certo non il primo dei problemi) complicava molto le cose.

Non si è riusciti a capire cosa può averla provocata. Forse il peso della massa liquida sulle zampe in formazione, oppure una crudele coercizione in uno spazio molto ristretto.

Rambo è stato addormentato intorno alle 19.00 di oggi. Resta l’amarezza, oltre che per il triste epilogo, nel sapere che mai sarà rintracciato chi ha ridotto il cane in quello stato. Nessuna cura e nessuna pietà: abbandonato  al cancello del canile municipale.

Non siamo riusciti a risalire a nulla  – riferisce a GeaPress una delle volontarie che si è presa cura del cucciolo – Non sapremo mai in quali mani era finito, perchè era stato ridotto fino a quel punto. Per qualcuno non è mai esistito – aggiunge la volontaria –  ma a noi ha lasciato un vuoto tremendo. I suoi sguardi erano di una dolcezza infinita, rispondeva con molta delicatezza alle nostre sollecitazioni. Si è affacciato alla vita per soli cinque mesi, non poteva capire cosa gli stava succedendo. Spero che il suo padrone sappia della fine che ha fatto Ranocchio e di quanto crudele è stato il suo gesto“.

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