capriolo soccorso
GEAPRESS – Appena entrato nei locali del Centro Fauna Selvatica “Il Pettirosso” di Modena, il piccolo di capriolo ha subito ricevuto  una buona poppata di latte caldo, vicino ad una sagoma di “mamma-capriolo”. Il piccolo, infatti, non deve abituarsi all’uomo. L’impegno degli operatori del Centro è quello di farlo tornare in natura.

Esaurito il biberon, il cucciolo è stato poi riposto  in un caldo letto di paglia, sotto una lampada termica.

Un imprevisto, quello della nevicata di fine maggio, che nell’Appennino ha colto di sorpresa la fauna già immersa nel  periodo riproduttivo. Una fase delicata che rischia di provocare ampie morie di animali.  Secondo Piero Milani, responsabile del Centro “Il Pettirosso”, i caprioli divenuti in queste ore protagonisti di allarmate telefonate di soccorso, erano destinati a morire a causa delle rigide. Appena due gradi, in alcune zone dell’appennino. “Quanto basta – riferisce Piero Milani – per farli addormentare per sempre vittime dell’ipotermia”.

Piccoli e deboli per resistere ai repentini sbalzi della temperatura di questa insolita primavera. Anche le montagne dell’Appenino, infatti, sono innevate e per i piccoli di capriolo non vi è scampo. “Dalle nostre parti – spiega Piero Milani –  numerosi cuccioli di capriolo sono già nati, a differenza dell’arco alpino dove ancora non è il periodo”. I pochi raggi di sole ed il caldo latte materno non sono purtroppo sufficienti a salvarli. Spesso  davanti agli occhi impotenti della madre , soccombono al freddo.

Un lavoro aggiunto, per i volontari del Centro, già gravati dalle tante chiamate di emergenza.  La speranza è ora di poterli recuperare giungendo così, una volta divenuti giovani e forti, alla tanto sperata liberazione. Un evento, questo, che proprio di recente aveva visto protagonisti i caprioli salvati l’anno scorso dal Centro Il Pettirosso e liberati del Parco dell’Adamello (vedi articolo e video). A rispondere alle chiamate di soccorso, gli operatori del Centro e la Polizia Provinciale di Modena.

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