rondone soccorso
GEAPRESS – A decine, poi a centinaia ed infine a migliaia. Cadono sui marciapiedi parcheggi o piazze delle nostre città.

Si tratta dei rondoni, che ogni anno arrivano al Centro Fauna Selvatica il Pettirosso. Non è una  malattia o pandemia, ma più semplicemente  giovani rondoni che tentano di spiccare il primo volo. Le loro lunghissime ali, una volta caduti, non consentono un nuovo decollo. Quelle stesse ali che permetteranno lunghe migrazioni attraverso i continenti, rischiano in questo caso di risultare fatali.

Altitudini inimmaginabili. Fino a 10.000 metri di quota, per migliaia di chilometri. Il tutto ad una velocità prossima ai cento chilometri orari.

Le persone, nel caso di cadute al primo volo, li trovano a terra e chiamano i volontari o, ancor meglio, li portano direttamente al Centro il  Pettirosso. A ricordare i  numerosi soccorsi sono gli stessi volontari che spiegano altresì come in funzione dell’età ed altre specifiche esigenze  i rondoni vengono trasferiti in voliere  lunghe più di 20 metri. Una volta sistemati vengono prelevati solo  per essere alimentati con una miscela specifica a base d’insetti. Questi animali, infatti, sono molto utili perché come tanti altri uccelli possiedono una dieta insettivora. Zanzare, mosche ed altri piccoli invertebrati alati, costituiscono per loro un pasto prelibato.

Chi dopo pochi giorni, altri dopo settimane, vengono tutti inanellati da un esperto dell’Ispra. Il rondone porterà così alla zampina quella che è una sorta di carta d’identità. Con questo anellino, informano dal Centro Il Pettirosso, si riuscirà a risalire alle informazioni sull’età e ricostruire le rotte di migrazione. Altri dati utili sono quelli sulle stime numeriche delle popolazioni selvatiche.

Arriva infine il giorno fatidico. I volontari  fanno scaldare i muscoli dei piccoli uccelli prima di dargli la spinta decisiva per l’involo. I rondoni, grazie al Centro Il Pettirosso, hanno così guadagnato una seconda possibilità.

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