GEAPRESS – Sembra che il SUV dell’azienda si sia salvato. Tutto il resto è andato sott’acqua, ivi compreso il cane lasciato alla catena. Secondo l’Autorità di Bacino, ogni trenta anni è prevista un’ alluvione eccezionale. Questo, però, non significa che se l’evento avviene oggi, bisogna aspettare trenta anni. Potrebbe ripetersi l’indomani. Il fiume Bradano, nella Basilicata ionica, ha allagato quell’area già nel 2004, e poi ancora nel 2008, ma si era arrivati grosso modo a 40 centimetri di acqua. Per le mucche dodici ore con la parte terminale delle zampe a mollo. Al massimo salta una mungitura. Forse qualcuno deve aver pensato la stessa cosa anche questa volta, quando il Bradano, lo scorso primo marzo, si alzava di livello. Comunque sia andata, le mucche non erano libere. Sono rimaste in quello che un tempo era il letto di piena del Bradano, ovvero le aree che naturalmente un fiume occupa durante le portate invernali o comunque a seguito di eventi meteorici rilevanti. L’uomo, invece, ai lati dei letti di magra (quelli centrali, dove il fiume scorre usualmente) ha alzato gli argini e appena oltre, ha installato i suoi insediamenti. Al massimo dovrebbero esserci dei pascoli. Verdi e ben irrigati, darebbero agli animali il tempo necessario per scappare. Nel caso di contrada Pantano (basta già il nome ….) invece c’è una mega stalla. Centinaia di mucche, ma anche cavalli, maiali, pecore, numerosi animali da cortile ed un cane, rimasto alla catena finché, improvvisamente, gli argini si sono rotti in più punti. Questo, nel 2004 come nel 2008, non era successo.

Ho sentito l’ultimo lamento del povero cane – dice a GeaPress Pio Acito, Disaster Manager del Comune di Bernalda (MT) – le urla disperate delle mucche che improvvisamente si zittivano sotto l’impeto dell’acqua che in poco tempo sommergeva tutto. Circa due metri d’acqua. Il suo frastuono, gli attrezzi chi sbattevano fra loro. Non potevamo fare niente. Impossibile raggiungere i luoghi. Bisogna vederli gli argini di un fiume che si rompono ed un muro d’acqua che invade tutto“.

GEAPRESS – Quando è stato possibile entrare nella stalla?
PIO ACITO –  Venerdì. Eravamo sopra un escavatore.

GEAPRESS – Cosa ha provato entrando in quei luoghi?
PIO ACITO –  Mah. Un silenzio che ti stringe il cuore. E l’angoscia. Paradossalmente mi sentivo molto fuori quel posto. Era un cimitero di animali. Incastrati tra i macchinari. Appesi alle barre dalle quali avevano cercato di scappare. Eravamo a cento metri da loro, quando sono morti, ma non potevamo fare niente. Quando sono entrato nella stalla, mi sentivo non gradito. Un silenzio irreale. Come se stessi profanando … il loro silenzio. In quel luogo dal quale si erano alzati lamenti, muggiti disperati, il guaire del cane. Abbiamo avuto alcuni dei nostri soccorritori che si sono sentiti male. Io stesso ho avuto delle remore a proseguire. Ora toccherà tagliare quei poveri animali. Impossibile portarli via interi, almeno alcuni. Non porterò le stesse persone. Ho suggerito che quello è un lavoro di macelleria …

GEAPRESS – Di chi è assuefatto ….
PIO ACITO –  Se non sarà strettamente necessario, io non ci sarò.

GEAPRESS – E’ vero che non torna la conta degli animali, specie i cavalli?
PIO ACITO –  Allo stato dovrebbero esservi 207 bovini morti. Quelli che sono riusciti a salvarsi dovrebbero essere settanta più due cavalli ed una scrofa. Alcuni hanno raggiunto a nuoto i muri esterni della stalla e forse, … non riesco a immaginarmi come, forse saltando sopra altri animali, hanno raggiunto incredibilmente i tetti ….

GEAPRESS – Ed i cavalli? E’ vero che all’inizio si disse di settanta equini?
PIO ACITO –  Se ve ne erano tanti, di sicuro non li abbiamo trovati. Per me è importante sapere quanti ve ne erano. Se erano settanta, faccio un esempio, e ne abbiamo recuperato solo due è un problema sanitario. Un numero così elevato di animali morti sparsi lungo le aree allagate dal fiume necessita di particolare attenzione. Se trattasi di uno o due, è sempre un problema ma dobbiamo anche valutare quanti problemi, e di che entità, sopraggiungono. L’ASL dovrà fare questi riscontri. Tra animali vivi e quelli denunciati.

GEAPRESS – Sperando che non si trovino poi altri cavalli morti.
PIO ACITO –  Speriamo di no. Faccia conto che i Piani di Emergenza comunali sono fatti in funzione della sicurezza umana, intendo anche per motivazioni di ordine sanitario, oltre che per reddito, come erano da considerarsi quegli animali.

GEAPRESS – Se invece doveva guardarsi al loro benessere forse non dovevano stare in quel posto. Lei ci vivrebbe?
PIO ACITO – Coltiverei il riso.

GEAPRESS – Di chi sono i costi di sgombero dei luoghi?
PIO ACITO –  Se trattasi di attività di prevenzione, come quella che prevede il Piano, intendo camion o quant’altro necessario a trasportare gli animali, i costi sono del proprietario. Se invece avviene dopo l’alluvione, sono della collettività.

GEAPRESS – L’azienda era assicurata?
PIO ACITO – Non lo so.

Il Bradano, ha una portata alla foce di pochi metri cubi d’acqua. Possono diventare più di mille durante le piene. Questo significa che nel giro di poco tempo la superficie degli argini viene esposta ad una sollecitazione enorme, sebbene prevedibile. Bisognerà capire perché quel tratto è collassato, visto che gli argini si sono rotti in più punti. Chissà quale sarà il destino di quei luoghi. Vogliamo scommettere che ci rifaranno la stalla? Del resto, poco più a sud del Bredano, a ridosso dei fiumi hanno fatto i villaggi turistici. In uno si è allagato il parcheggio. Da lì, però, si può saltare in macchina e andar via al primo allarme. Le mucche sono rimaste nelle stalle.

Ieri pomeriggio, in contrada Pantano, si è svolta una manifestazione di animalisti. Giova appena ricordare che i casi di morte o maltrattamento di animali, dovuto ad un comportamento negligente o comunque relativo a condotte colpose (ovvero senza volontà di uccidere o maltrattare) non sono puniti dalla legge contro il maltrattamento degli animali.

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