Poiana liberata da Angela Caratozzolo
GEAPRESS – L’ultimo arrivato è un giovane di Balestruccio, un piccolo passeriforme appartenente alla stessa famiglia delle rondini. Chi lo ha trovato, non sapeva che fare e per questo era rimasto senza mangiare e bere per più giorni. Il piccolo animale, rischiava così di morire da un momento all’altro.

Consegnato agli esperti del Centro Recupero Fauna Selvatica di Messina, nei pressi di Colle San Rizzo sui Monti Peloritani, il Balestruccio si è ristabilito ed anche per lui, appena sarà possibile, arriverà la liberazione in natura. L’ultimo dei “giovani”, che il Centro dell’Azienda Regionale Foreste Demaniali cura e riabilita alla vita selvatica grazie alla gestione tecnico-scientifica affidata all’Associazione Mediterranea per la Natura .

Amimali di diverse specie, che hanno bisogno di cure dedicate e preparati alimentari a volte molto complessi. Sono finora ben 129 le specie animali che il Centro di Messina ha ospitato.

Gli ultimi ad essere liberati, nella bellissima cornice dei Monti Peloritani, sono stati uccelli rapaci sia diurni che notturni. In particolare si tratta di cinque Poiane e tre Gheppi, per i diurni, mentre i notturni che hanno riconquistato la  libertà sono sei Allocchi, quattro Barbagianni, due Civette ed un Assiolo. Contribuiranno, con la loro presenza, al mantenimento dell’equilibrio ecologico.

Buona parte dei rapaci ora liberati, sottolineano dal Centro gestito dall’Associazione Mediterranea per la Natura, erano giovani involtati da poco. In particolare si trattava di animali che non avevano trovato adeguate risorse alimentari a causa degli incendi o dall’eccessivo disturbo antropico. Indeboliti, ed a causa della loro inesperienza, avevano in alcuni casi impattato contro dei fili elettrici.

Pochi giorni addietro la liberazione che, da sola, ripaga dei tanti sacrifici affrontati senza mai tirarsi indietro. Nidiacei che devono mangiare di frequente, pastoni particolari, turni massacranti che non tengono conto di ferie e festività. Cure veterinarie ed infine la constatazione del perfetto stato  del piumaggio. In  alcuni casi, si deve attendere il non breve periodo della muta.

Poi, infine, tutti liberi in  un posto sicuro e con le precauzioni che questa fase tanto delicata, richiede.

La speranza è che mai più debbano incorrere negli ostacoli che l’uomo, più o meno volontarimente, interpone lungo il loro “cammino” fatto di ali, piume, cieli sconfinati (stellati e non) oltre che di strani messaggi che gli ornitologi tentano di decifrare. Forse, però, si tratta “solo” della voglia di vivere.

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