GEAPRESS – Ha in queste ore iniziato a lambire il distretto federale di Washington. L’uragano Irene, sebbene declassato di potenza, sta così arrivando nelle aree degli Stati Uniti nord orientali. Risalirà la costa fino a raggiungere il New Jersey e lo Stato di New York, dove in questi giorni molto è stato ricordato (tanto per stare allegri) dei danni causati, nel settembre 1938, proprio da un uragano. Puntò dritto sull’area metropolitana di New York e l’orografia di alcuni luoghi, da allora è cambiata. In quel caso si trattava di un urgano di classe 3, mentre Irene è di “appena” 1. Quanto basta per scatenare misure di intervento straordinarie.

E gli animali che fine fanno? Il problema non è da poco, anche perchè con un numero molto elevato di famiglie che nelle loro case detengono cani, gatti, ma anche rettili ed uccelli, non pochi problemi si vengono a creare soprattutto dopo il disastro. Decine di migliaia di persone vogliono tornare nelle loro abitazioni per recuperare gli animali. Spesso, però, i luoghi risultano interdetti per motivi di sicurezza. Quando le centrali nucleari di Fukushima iniziarono a vomitare radioattività più o meno occultata dalle autorità giapponesi, si dovette affrontare proprio questo problema. La soluzione prospettata (poi, per fortuna, non attuata) fu quella di abbattere gli animali. Tale prospettiva si paventò, ad esempio, per gli animali in possesso dei militari delle basi americane. I loro padroni rientrarono negli USA e gli animali furono risucchiati nella mannaia protocollare. Il tutto venne poi bloccato, dal momento in cui molte famiglie di militari si rifiutarono di partire.

Già da alcuni giorni le Associazioni animaliste americane hanno iniziato la loro opera preventiva. PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) è stata particolarmente attiva in North Carolina e Virginia, mentre l’ASPCA (American Society for the Prevention of Cruelty to Animals) è già direttamente in contatto con il centro delle emergenze istituito a New York.

Al di là delle squadre di volontari, quello che però è degno di rilevo sono i protocolli che in queste ore vengono diffusi per i possessori di animali. Gli esperti americani ne hanno stilato di specifici, ovvero per tipologia di animale, ed uno generale. Questo prevede pochi essenziali punti, tra cui: trasferire in piani elevati gli animali, stare attenti proprio durante le prime fasi del disastro (gli animali possono allontanarsi disorientati), predisporre un kit di emergenza comprendente cibo, acqua in bottiglia, cartelle cliniche, torcia elettrica, guinzagli. Fare in modo che ogni animale sia fornito di collare o cartellino identificativo e, se impossibilitati a portarlo via con sé, lasciare ben visibile, su porte e finestre, un cartello che indica quali animali vi sono in casa; servirà ai soccorritori. Il consiglio superiore, però, è sempre uno. Portare con se gli animali. Loro ed il loro kit di emergenza. Il problema è talmente rilevante che il Governatore della Virginia Mc Donnell ha fatto proprio l’appello incoraggiando le persone a predisporre un piano per portare con sé gli animali. Mentre il Municipio di New York offre una dettagliata consulenza su come garantire la sicurezza degli animali da compagnia. Per quelli da reddito, destino universalmente riservato, sembra proprio che l’unica soluzione sia invece la morte negli stabulari.

Pur con tutti i limiti, quello che risalta nell’azione preventiva americana, è la metodologia. Niente a che vedere, ad esempio, con la scorsa alluvione in Veneto. L’iniziativa pro-animali venne lasciata in mano ad un incredibile tam tam di volontari via facebook, ed all’azione di singoli animalisti e sedi locali di Associazioni che, in alcuni casi, si coordinarono (per loro iniziativa) con le sezioni della Protezione Civile. Incrociamo le dita, perchè il momento critico, da noi, sta per arrivare. Le forti perturbazioni si generano ed alimentano quando si scontrano masse d’aria molto diverse. Aria atlantica, ad esempio, e calda mediterranea. Anzi molto calda, dal momento in cui i numerosi giorni di anticiclone africano hanno fatto ribollire il mediterraneo. Un pò tutti i bacini occidentali, presentano anomalie rilevanti. Specie l’Adriatico e il Tirreno meridionale. Fino a cinque gradi oltre la norma. Un quantitativo di energia enorme che, considerate le precedenti esperienze, dobbiamo solo sperare che si stemperi gradatamente.

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