pastore tedesco
GEAPRESS – Un cucciolo di pastore tedesco  in un’azienda dismessa piena di macerie. Questa la segnalazione pervenuta all’ENPA di Monza e Biranza, relativa ad un cane detenuto a Lissone (MB).

Subito l’intervento del nucleo anti-maltrattamento dell’ENPA, con due volontari che hanno eseguito un sopralluogo nell’area segnalata.

La prima impressione è stata proprio quella di una ditta dismessa che appariva, dall’esterno, solo come un muro e un cancellone. All’interno, però, i volontari della Protezione Animali hanno trovato due grandi capannoni vuoti, evidentemente in fase di ristrutturazione, con cumuli di macerie.

Proprio all’interno di tali strutture, era possibile scorgere del movimento. All’interno dei capannoni, riferiscono gli operatori dell’ENPA, si sono trovati una decina di cinesi al lavoro su altrettante macchine da cucire. Per l’ENPA si sarebbe così trattato di una vera e propria fabbrica funzionante.

Ad accogliere i volontari, una graziosa cucciola di pastore tedesco di circa quattro mesi di vita e leggermente sottopeso. La proprietaria, una ragazza cinese, ha detto che il cane corrispondente al nome Wang, era stata acquistata qualche giorno prima da un allevamento di Pavia.

Secondo l’ENPA, però, la detenzione di quel cane sarebbe stata inidonea. Il luogo, nel corso del sopralluogo, sarebbe apparso non sicuro a causa dei lavori edili e per la presenza delle macerie. La cucciola, in assenza di giochi o altri passatempi, sarebbe stata vista mangiare un materasso di gommapiuma, rischiando così il soffocamento. Inoltre non aveva una cuccia ed era sprovvista di microchip e documenti.

Spiegate le lacune di gestione e fornite tutte le informazioni e delucidazioni relative alle leggi italiane di cui, a quanto pare, la detentrice del cane non era al corrente è arrivata pure la diffida dal prendere qualsiasi altro animale.

La cucciola è stata ritirata e portata al canile intercomunale di Monza dove, dopo un’accurata visita veterinaria e l’applicazione del microchip, potrà essere adottata.

Non solo, l’ENPA ha poi  contattato il presunto allevatore al fine di sensibilizzarlo sulla necessità di avere più attenzione nel vendere i cani, curando maggiormente l’informazione circa l’impegno richiesto per l’educazione e la crescita dell’animale e le modalità per la sua corretta detenzione. Troppo spesso, riferisce la Protezione Animale, negozi e allevamenti vendono animali (di ogni specie) senza dare adeguate informazioni circa l’educazione e l’impegno che richiedono e senza preoccuparsi della preparazione degli acquirenti o delle condizioni in cui l’animale andrà a vivere.

L’allevatore in questo caso ha negato che il cane provenisse dal suo allevamento e, essendo sprovvisto di microchip, l’attribuzione è risultata impossibile. L’ENPA tiene a sottolineare che accogliere un animale in famiglia è sempre un investimento in termini di tempo, di impegno e di pazienza per potergli dare una corretta educazione e socializzazione.

Le autorità competenti, conclude il comunicato dell’ENPA, verranno informate della presenza della fabbrica al fine di poter verificare che sia tutto a norma di sicurezza.

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