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GEAPRESS – Un grosso maschio di elefante incappato in una trappola piazzata dai bracconieri nel Nord Tsavo Est, in Kenya.

Per fortuna, ad accorgersi di lui, è stata una troupe della BBC che ha dato l’allarme al “The David Sheldrick Wildlife Trust“, una ONG attiva nel paese africano e fortemente impegnata nel recupero degli elefanti spesso vittime dei bracconieri.

Il grosso animale che era andato ad abbeverarsi rishiando la morte, era rimasto bloccato nella zampa anteriore destra da un grosso cappio metallico che era già profondamente penetrato nella carne. Mancava poco, riferiscono gli esperti, che il cavo raggiungesse l’osso.

Dopo dieci giorni dall’incidente, l’intervento degli esperti ha sortito il suo effetto. L’elefante, attentamente monitorato, è in via di guarigione.

Purtroppo in Kenya sempre più elefanti sono vittime dei bracconieri. Le armi utilizzate sono silenziose, per non attirare l’attenzione dei Rangers. Tra di esse, anche le frecce avvelenate. Lo scopo di tali crudeltà è sempre lo stesso: l’avorio da inserire velocemente nei canali del commercio illegale internazionale.

Nel corso dei meeting della Convenzione di Washington sul commercio di flora e fauna minacciata di estinzione, il Kenya è stato uno dei pochi paesi a richiedere che all’elefante africano venga riconosciuto il massimo grado di protezione. Le organizzazioni internazionali che lucrano su tali commerci, utilizzano come facile copertura i canali leciti. Finché sarà consentito uccidere legalmente tali animali, le scappatoie saranno sempre garantite.

L’estrema facilità con la quale l’avorio illegale si confonde con quello legale, è stato uno dei punti di riflessione che hanno determinato l’imposizione  del recente bando sui commerci nel territorio statunitense (vedi articolo GeaPress).

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