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GEAPRESS – Ad otto giorni dall’esondazione del fiume Bradano, il canile di Ginosa ha ancora bisogno di aiuto. Ad accoglierci all’entrata della storica struttura pugliese, è il bel murales con San Francesco d’Assisi che sicuramente, nonostante i sette cani morti, su quel posto deve avere steso la sua mano protettrice. A giudicare dal mare di fango che è entrato nella struttura gestita dalla ANPA (Associazione Nazionale Protezione Animali) quei cani sono stati tutto sommato fortunati.

Quello che colpisce, nonostante l’alluvione, è la sistemazione a giardino di molte parti del canile. Graziosi alberelli ed aiuole che addolciscono quello che comunque rimane un luogo di detenzione di cani. Tutti salvati dalla strada o da situazioni di maltrattamento. Tutti amorevolmente accuditi dagli operatori. Cinquecentoventi cani sterilizzati, per  una struttura voluta dall’ANPA e poi donata al Comune.

Cani che si danno in adozione ma solo a determinate condizioni. Niente catene, ad esempio. Il luogo di nuova destinazione  deve essere una casa o comunque, se in presenza di area esterna, questa  deve essere  recintata. Il canile di Ginosa nasce negli anni ottanta come struttura provvisoria. Arrivò poi il luogo definitivo, caratterizzato da spazi per lo sgambamento dei cani e la loro socializzazione.

Ora, però, il canile va messo in sicurezza. Il fango ha minato alcuni punti fondamentali ed il rischio paventato già nelle prime ore post-alluvione, è che i cani possano finire in strutture convenzionate gestita da privati nel tarantino. Ne faremo volentieri a meno, e non solo per le note notizie di cronaca. A Ginosa ci sono cuccioli e soprattutto cani anziani, ipercoccolati dagli operatori. “Con un trasferimento andrebbero contro a morte certa – riferisce un’attivista a GeaPress  – per mancanze di cure adeguate”.

Occorre inoltre che si provveda con le adozioni. Tanti cuccioloni, di sei e sette mesi, per i quali la strada di un affido, “ovviamente controllato” dicono i volontari, sarebbe più facile. In definitiva serve ancora ogni tipo di aiuto. Non solo monetario ma anche di materiale e braccia. Forse, però, l’aiuto più importante è quello di non scordare. Finita l’emergenza, infatti, l’attenzione viene meno e nel canile di Ginosa, invaso dal fango e quasi miracolato, c’è ancora tanto di bisogno.

Così come è possibile leggere nell’elenco dei requisiti richiesti per adottare un cane di Ginosa, “non si bada a spese per curare l’animale in caso di bisogno”. Quei randagi sono di tutti noi e per loro c’è ancora tanto di bisogno.

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