mani e cane
GEAPRESS – E’ successo qualche anno addietro nel capoluogo ligure, ma solo ora la vicenda giudiziaria giunge alla conclusione della prima tappa, ovvero la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale.

Una storia penosa di un cagnolino che, secondo l’accusa, sarebbe morto all’interno di un’automobile. Il finestrino, così come è possibile leggere agli atti del processo, sarebbe stato di poco abbassato. La condanna per l’imputato è stata di 8000 euro di multa, pena sospesa. Riconosciute le attenuanti, oltre che per l’assenza di pregiudizi penali, anche per la sincera commozione e dispiacere provata per quanto occorso.

Al processo si sono opposte due diverse versioni: quella dell’imputato e quella di un teste che è stato ritenuto attendibile. Infine la condanna che però dimostra la specializzazione nella trattazione del reato derivante dall’applicazione della legge contro i maltrattamenti di animali (189/04) di certo non a portata di tutti. Un monito a non gridare facilmente al maltrattamento (che è anche la rubricazione di un reato) perchè nel corso delle vicende processuali la legge offre diverse vie interpretative. Nel caso specifico, però, le cose sono andate nella direzione del maltrattamento. Anzi, maltrattamento aggravato dalla morte dell’animale.

Cosa poteva accadere, con una diversa interpretazione,  all’imputato?

Così come messo in evidenza dalla rivista giuridica PeronaeDanno.it il reato meno significativo dal punto di vista della pena, poteva essere quello di abbandono sanzionato dal più debole reato contravvenzione di cui all’articolo 727 del Codice Penale; un reato di colpa, come nel caso di distrazioni o negligenze. Il maltrattamento (reato delitto) considera invece solo condotte dolose, ovvero caratterizzate da una più esplicita volontà o assenza di necessità che si esprime, poi, in diverse forme di dolo.

Così come rilevato dalla dott.ssa Annalisa Gasparre, redattrice della rivista giuridica “Persona e Danno” ed esperta di diritti animali, il Giudice ha in questo caso ritenuto come la proprietà del cagnolino (peraltro già sanzionata perchè non aveva provveduto alla microchippatura) non intendesse cagionare la morte dell’animale (sarebbe stato “dolo intenzionale”), ma avrebbe comunque “agito accettando il rischio che si potesse verificare l’evento morte” (dolo eventuale). In particolare, stante gli elementi prodotti dall’accusa, il cane sarebbe stato lasciato in macchina nelle ore più calde della giornata.

Trattandosi di una sentenza di primo grado, bisognerà attendere i successivi gradi di giudizo per conoscere l’esito definitivo dell’iter giudiziario e l’eventuale conferma o annullamento della condanna.

 

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