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GEAPRESS – Anche se la lesione non provoca un vero e proprio processo patologico e non determina una menomazione funzionale, può integrare il reato di maltrattamento di animali. Così ha deciso il Tribunale di Foggia dovendo giudicare una presunta aggressione a colpi di mazza, nei confronti di un cane.

Uno storia un po’ particolare che trova la sua genesi nel più classico dei bisogni impellenti, … non più trattenuto. Una pipì sfuggita ad un cane dopo un tragitto in auto, ma nel posto sbagliato, ovvero nei pressi del box del vicino.

Il Tribunale, così come riportato nella rivista giuridica PersonaeDanno.it, ha esaminato il tutto partendo dalla querela presentata dal padrone del cane, ove si lamentavano colpi di mazza che sarebbero stati sferrati alle zampe del povero animale. Una situazione ulteriormente degernerata, a vedere le carte processuali, in una animata discussione e successiva colluttazione.

Il referto veterinaro, riporta la dott.ssa Annalisa Gasparre, redattrice della rivista giuridica “Persona e Danno” ed esperta di diritti animali, aveva certificato uno stato febbrile, una dolorabilità della zona lombare ed una zoppia alla gamba posteriore destra, prescrivendo una terapia di tre giorni.

Dunque, quanto grave era la lesione e come doveva intendersi la condotta da giudicare?

Il Giudice ha  richiamato la Sentenza della Cassazione Penale 32837/2013 in base alla quale il concetto di lesione, opportunamente motivato, integra il reato di cui al maltrattamento.

L’imputato, infine, è stato  ritenuto colpevole e condannato al pagamento di una multa di 3000 euro, pena sospesa. Concesse le attenuanti generiche.

Nel caso di Foggia, il comportamento giudicato è sembrato intendersi più lieve (“non perfettamente sovrapponibile“, così come già nel precedente pronunciamento della Corte di Cassazione) rispetto all’articolo 582 del Codice Penale (lesione personale) che riferisce di derivata ” ..malattia nel corpo o nella mente“. Il maltrattamento di animali, secondo la Cassazione, deve ritenersi implicato anche nel caso di una “apprezzabile diminuzione della originaria integrità dell’animale che, pur non risolvendosi in un vero e proprio processo patologico e non determinando una menomazione funzionale, sia comunque diretta conseguenza di una condotta volontaria commissiva od omissiva”.

Il Giudice ha inoltre ritenuto la sussistenza di una  condotta dolosa, “senza necessità“,  prevista dal reato di maltrattamento di animali (544/ter Codice Penale).

Trattandosi di una sentenza di primo grado, bisognerà attendere i successivi gradi di giudizio per conoscere l’esito definitivo dell’iter giudiziario e l’eventuale conferma o annullamento della condanna.

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